Come scrivere felici /01: “il Titolo”

Se dovessi scrivere un romanzo, un racconto, una poesia, ecc. ecc., l’ultima cosa cui penserei è proprio il titolo. È vero che quello se ne sta lì, in alto, prima di tutto e in bella vista, eppure a pensarci per primo si perde solo tempo. Scegliere il titolo è come scalare le montagne: prima della cima ci sta tanto da fare, si fa una gran fatica, e capita pure che ci si fermi e si torni indietro, ma poi, quando si arriva, si piazza la bandierina, e solo allora si può dire «siamo qui»; abbiamo fatto tutto, ora ci resta il titolo. Ovvero un’altra montagna.

Il titolo non è cosa da lasciarsi sottovalutare. Ci sono tanti problemi, il primo che mi viene in mente è il timore che ce ne sia un altro uguale. Il resto è un insieme di congetture più o meno vere, più o meno plausibili. Ad esempio si dice che il titolo debba riassumere il contenuto del testo. Dipende. Cioè se si tratta di un testo giornalistico allora è giusto, in altri casi non può esserlo. Ad esempio io preferisco che il titolo sia evocativo e originale, che detto così non vuol dire niente, 1-perché è difficile essere originali (un giorno mi capitò un servizio televisivo in cui si cianciava sulla difficoltà di trovare nuovi titoli per il cinema), 2-perché in teoria può essere evocativa qualsiasi cosa, cioè tutto può evocare qualcosa, ce lo dice bene Proust, la memoria è individuale e strana. Però un titolo evocativo e originale fa sempre la sua figura.

La semplicità aiuta, spesso. La complicatezza è per pochi. Pensate a I miserabili ad esempio: diretto, senza fronzoli, un titolo che si fa piacere subito. E ce ne sono tanti di simili.

È un peccato che non esista una guida per il titolo migliore. La verità è che esiste solo la fortuna di incappare in un gran titolo, così grande da essere un valore aggiunto. Pensate a La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. È un titolo dal quale ci si aspetterebbe un romanzo pirotecnico alla Houellebecq (quello di Le particelle elementari), e invece no. È stata colpa di Antonio Franchini, editor della Mondadori, che ha preso un romanzo normale con un titolo normale, Dentro e fuori dall’acqua, e l’ha cambiato in un romanzo normale con un titolo che è un capolavoro. Un titolo che ha fatto la differenza. Molti hanno comprato il titolo di Franchini, non il romanzo di Giordano, solo dopo si sono accorti del romanzo di Giordano, e per fortuna questo è piaciuto quasi a tutti altrimenti povero Franchini.

Però, alla fine di tutto, ti capita quel titolo che ti fa capire che i titoli non sono minimamente una scienza esatta, quel titolo che pensi “è proprio brutto”, e invece se ne sta lì, ad attirarti, e a possederti. Me lo ricordo sempre quel titolo, Alzate l’architrave, carpentieri, e non lo so nemmeno io perché. Ora ci penso, poi vi farò sapere. Intanto è meglio che il titolo lo scegliamo alla fine, se non altro è più pratico.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...