Come scrivere felici /03: “l’esattezza”

Italo Calvino dedicò una delle sue Lezioni americane proprio all’esattezza.
Mi riferisco alla terza lezione: Exactitude.
Le Lezioni americane, incentrate sui valori letterari da preservare per il prossimo millennio – e cioè quello che stiamo vivendo -, dovevano recare il titolo Six memos for the next millennium (Sei proposte per il prossimo millennio), ma Calvino morì prima di tenere il ciclo di conferenze all’Università di Harvard (anno accademico 1985-1986). Così ci sono pervenute, in una pubblicazione postuma (Garzanti, 1988), cinque delle sei lezioni previste: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità.
Ebbene, io obbligherei a leggere questo libro precipuamente per studiare la lezione sull’esattezza.
Calvino parte da una constatazione difficilmente contestabile: vige, ai suoi tempi (e, per estensione, ai nostri), un uso del linguaggio ‘approssimativo’, ‘casuale’, ‘sbadato’. Poi giunge ad una conclusione che ha addirittura dell’apocalittico:

Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
(Lezioni americane, Garzanti, Milano, 1988, p. 58)

Coltivare un valore come quello dell’esattezza è un modo per sfuggire a questa peste.
La definizione che ne dà Calvino dovrebbe essere un monito per chiunque si accinga a scrivere di qualsivoglia tematica:

Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:
1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, «icastico», dal greco eikastikòs;
3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.
(Ivi, p. 57)

Occorre essere esatti, sempre, da un punto di vista semantico, ma occorre, innanzitutto, avere ben chiaro cosa si vuole scrivere, come e perché; pianificare e curare in ogni singolo dettaglio, dunque.

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