Seminario sui luoghi comuni. I classici insegnano a scrivere

Francesco Pacifico, in Seminario sui luoghi comuni. Imparare a scrivere (e a leggere) con i classici, riporta e commenta 37 passi tratti da alcuni classici della letteratura.
Calvino diceva che “i classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale” (Italiani, vi esorto ai classici, «L’Espresso», 28 giugno 1981, in Perché leggere i classici, Mondadori, 1991). I classici risuonano, dunque, e questo effetto risonanza, aggiungerebbe Pacifico, può essere utile nella pratica del mestiere di scrivere. Pacifico, in questo libro, non fa altro che ‘tracciare la risonanza’: ricopia su computer i classici e in tal modo sente passare, seppur per un attimo, sulle dita le parole che hanno fatto la storia della letteratura. La speranza è che a qualcosa ciò serva:

La cosa non ti trasforma in Flaubert, ma lascia qualcosa. Le dita possono incominciare a indispettirsi se ritorni alle tue frasi abborracciate. Qualcosa viene trattenuto, e continuando a rubare dai classici ricopiando belle pagine magari la tua scrittura migliora.
(p. 11)

È così che la definizione di “classico” si tramuta in un paradosso da applicare: “un classico è un libro che non smette mai di saccheggiare” (p. 12). I passi qui saccheggiati non sono i più famosi ma semplicemente quelli che lui ritiene più utili.
37 gli autori coinvolti: Gogol’, Arbasino, Nabokov, Gadda, Coetzee, Capote, Hamsun, Proust, Bellow, Pontiggia, Busi, Pirandello, Bernhard, Svevo, Sterne, Kafka, Melville, Maupassant, DeLillo, George Eliot, Boccaccio, Camus, Woolf, James, Tolstoj, Philip Roth, Musil, Barth, Čechov, Fitzgerald, Bolaño, Flaubert, Multatuli, Thomas Mann, Berto, Soldati, Stendhal.
Durante la pratica del saccheggio, Pacifico si sofferma, come è giusto, su questioni fondamentali per la letteratura (e quindi, indirettamente, per la prassi della scrittura) come quelle di struttura, forma, modelli, e altro. Quanto scrive sui personaggi, condivisibile o meno, lascia riflettere:

I personaggi universali non esistono. Esistono solo dei miscugli improbabili fra il vostro compagno di banco e Čičikov delle Anime morte di Gogol’. Tutti i grandi personaggi sono inattuali perché si arriva al loro cuore per vie traverse.
(p. 24)

Al contrario, ad essere universali, stando al titolo del libro (e della rubrica del blog minima et moralia da cui esso prende vita), sono le tematiche, perché alla fine tutti scrivono “sempre delle stesse cose, di cose di tutti, di cose per lo più ovvie, come il denaro, la malattia, le faccende di una giornata impegnativa, i rapporti con gli altri” (p. 14).

Francesco Pacifico
Seminario sui luoghi comuni. Imparare a scrivere (e a leggere) con i classici
Minimum Fax, Roma, 2012
pp. 240

(Articolo di Antonio Russo De Vivo)

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