Essere o non essere John McEnroe

Essere o non essere John McEnroe è un problema serio. Non si tratta di tennis. Cioè. Il tennis è importante perché è campo di battaglia di individui, soli, l’uno contro l’altro. Che si perda o si vinca, sul rettangolo verde l’espressione dell’emozione va da sé a sé, mica come nel calcio che uno segna e dieci compagni gli si scagliano addosso e magari pure altri dieci e più dalla panchina e il gol è per la squadra e a vincere è la squadra e a perdere e pareggiare è sempre la squadra. Chissà com’è vincere o perdere a tennis, chissà com’è trionfare o sprofondare in perfetta solitudine. A pensarci non è bello. È un po’ come essere Achille con la tartaruga davanti che appena hai compiuto l’impresa si gira per dirti “semidio o no, io sono sempre qui”. La lenta tartaruga è il tempo, la linea umana che prima o poi si spezza, la bestialità, ma anche la gloria effimera, l’ironia beffarda della vita, l’Altro che c’è sempre, il destino comune che rifiuta la megalomania del singolo, insomma tutta una serie di cose che un percorso eroico tenderebbe ad eludere, invano. Essere o non essere John McEnroe equivale a: essere o non essere solo; essere o non essere campione; essere o non essere in cima; essere o non essere umano. McEnroe è stato il migliore, eppure ha vissuto sempre la frustrazione di non riuscire ad esprimere il suo intero potenziale, una condizione paradossale che noi comuni mortali non possiamo capire, noi non possiamo capire perché Achille dia l’evidente impressione di poter vincere una guerra da solo, vinca le battaglie da solo, e poi crolli — lui, il migliore — senza aver determinato il corso degli eventi. Senza Achille la guerra continua, senza McEnroe il tennis continua, che sia questo senso di impotenza dinanzi al Tempo e alla Storia a renderli così insoddisfatti, nervosi, pronti a sbottare per ogni cosa? Che vogliano essere Soli fino in fondo — Soli in assoluto — tali che senza di loro la Guerra, il Tennis, non esistano? Essere o non essere McEnroe, questo è il problema. Non riguarda noi, però.

ADAMSLettura immaginata:

Tim Adams
Essere John McEnroe. Storia di un ribelle che ha rivoluzionato lo sport (2003)
Traduzione di Silvia Rota Sperti
Mondadori, Milano, 2005
pp. 127

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