La via della maestria

Tanizaki Jun’ichirō, scrittore giapponese di notevole e meritata fortuna, scrisse anche della via della maestria (geidō), la cura della tecnica come ferrea disciplina cui viene sottoposto sin da bambino chi desidera divenire attore, o pittore, o altro. C’è del crudele in tutto questo, come si evince dalle storie di maestri che fanno violenza agli allievi, ma per un fine nobile, direbbero, che è l’arte, cui lo stesso Tanizaki non riesce a non conferire un “qualcosa di sacro”:

naturalmente non penso sia sbagliato guardare all’arte come a qualcosa di sacro, ma credo che solo dopo lunghi anni di sacrifici si possa giungere a comprenderne la vera essenza, mentre forse è inutile pretendere altrettanto dal resto della società. (p. 75)

Ci si presenta una costante, questa etica del sacrificio, questo lungo lasso di tempo da dedicare alla tecnica, che è ciò che differenzia gli artisti orientali da quelli occidentali. I primi si accontentano della maestria e ne fanno una missione, “continuano a perfezionare la tecnica all’infinito” (p. 41), mentre i secondi si concedono maggiormente a fama e ricchezze, alla moda, sono più attenti a salvaguardare i favori del pubblico. Tanizaki giudica gli occidentali freddi e calcolatori, gli orientali rassegnati, sottomessi, ingenui come bambini. La via della maestria, per questi ultimi, pare avere il proprio fine in se stessa:

Al di là del piacere di chi ne sarà il fruitore, dall’angolo visuale di chi crea è un’emozione infinita soffermarsi su un punto preciso per affinarlo sempre più. (p. 60)

Tanizaki usa un’immagine, per farci cogliere l’essenza della maestria, particolarmente efficace:

TANIZAKI  sulla maestriaDa sempre nel mondo orientale vi è l’abitudine di lucidare gli oggetti antichi con un panno, strofinando meticolosamente e con grande pazienza ogni singolo oggetto per anni e anni, sino a farne emergere la naturale lucentezza e donargli la bella patina caratteristica del tempo che passa. Così anche si affina la tecnica, così se ne gode. Strofinare pazientemente e con cura, sino a ottenere la «lucentezza», quindi l’arte. (p. 27)

Tanizaki Jun’ichirō
Sulla maestria (1933)
A cura di Gala Maria Follaco
Adelphi, Milano, 2014
pp. 122, ill.

(articolo di Antonio Russo De Vivo)

(immagine di copertina: The March 1849 production of Chūshingura at Edo Nakamura-za theater)

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