Racconto vs. Romanzo

“Il racconto dunque si distingue di fronte al romanzo per le seguenti ragioni: personaggi non ideologici, visti di scorcio o di infilata secondo la necessità di un’azione limitata nel tempo e nel luogo; intreccio il più semplice possibile (fino a scomparire in certi racconti che poi sono dei poemi in prosa) e comunque sempre un intreccio che tragga la sua complessità dalla vita e non dall’orchestrazione di un’ideologia purchessia; psicologia in funzione dei fatti e non delle idee; procedimenti tecnici tutti intesi a dare in sintesi ciò che nel romanzo invece richiede lunghe e distese analisi.
Tutto questo naturalmente non ha molto a che fare con le qualità principali del racconto, vogliamo dire con quell’indefinibile e ineffabile incanto narrativo che avvertono sia lo scrittore che lo compone sia il lettore che lo legge. Quest’incanto è di specie molto complessa: esso viene da un’arte letteraria senza dubbio più pura, più essenziale, più lirica, più concentrata e più assoluta di quella del romanzo. In compenso, il romanzo ci dà una rappresentazione della realtà più complessa, più dialettica, più poliedrica, più profonda e più metafisica di quella fornita dal racconto.”

(Alberto Moravia, Racconto e romanzo, 1958, in L’uomo come fine, Bompiani, 1980, pp. 165-6)

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