Perché rileggere. Da Maurice Sachs

Sachs (Parigi, 1906 — Germania, 1945) fu scrittore ma anche truffatore-ladro-spia-collaborazionista.
Lo chiamavano “Maurice la tante”, e tanto fu l’odio e il disprezzo nei suoi confronti che secondo qualcuno sarebbe stato vittima di un linciaggio nel carcere di Fuhlsbütteln e poi dato in pasto ai cani.
In realtà perì in una maniera meno eroica.

Non c’è cosa migliore che rileggere i libri qualche anno dopo la pubblicazione, poiché solo così ci si rende conto se vi è qualcosa di duraturo. Non sono molti gli autori che si possono riprendere in mano con fiducia. Ma Valéry Larbaud fa parte di quegli autori le cui opere invecchiano bene e, non dovendo nulla alle mode, si arricchiscono di linfa vitale senza mai alterarsi, poiché il tempo ne porta semmai alla luce con maggior chiarezza le intrinseche qualità. Esiste una letteratura dell’imponenza, stavo quasi per dire d’ingombro, come ne esiste una della polemica. Se da un lato Hugo spacca le rocce e sonda gli oceani, dall’altro Léon Daudet si lancia all’attacco, Valéry Larbaud invece inclina verso quella che si potrebbe definire, per quanto la parola non sia qui del tutto appropriata, una letteratura della seduzione, senza conferire al termine seduzione alcun significato peggiorativo, nessuna accezione di volgarità o di pochezza.”

(Maurice Sachs, La decade dell’illusione. Parigi 1918-1928, 1933, trad. it. di Manuela Maddamma, Meridiano Zero, 2002, p. 79)

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