H.G. Wells e il coniglio di Henry James. Ovvero dei conflitti di genere

“Egli trascura tutto ciò che richiede una discussione a parte, o una digressione. Ad esempio, egli omette le opinioni: in tutti i suoi romanzi, cercherete invano persone con ben definite opinioni politiche, o persone con convinzioni religiose, o che dimostrino un chiaro partito preso, o una passione, o delle estrosità, e che siano intente a raggiungere qualcosa di specifico e impersonale. Non vi sono poveri dominati dall’imperativo del sabato sera o del lunedì mattina, non vi sono tipi di sognatori — e non viviamo, tutti noi, più o meno, di sogni? E nessuno che sia mai decentemente smemorato. Prima di cominciare la sua storia, egli cancella tutta questa parte dell’esperienza umana. È come pulire il coniglio prima di mandarlo in tavola per cena.

[H.G. Wells, Boon (1915), in Robert E. Scholes, Eric S. Rabkin, Fantascienza. Storia – Scienza – Visione (1977), trad. it. di Giovanna Orzalesi Liborio, Pratiche, 1979, pp. 30-1]

Tra H.G. Wells (1866-1946) — a tutti noto per classici della fantascienza come La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau e altri — ed Henry James (1843-1916) — a tutti noto per classici della letteratura come Ritratto di signora, Il giro di vite e altri — vi fu una disputa in cui venivano contrapposte quelle che oggi definiremmo narrativa “alta” e narrativa “bassa”.
Wells 1918Wells era per una scrittura attenta alla “Vita” e — ciò non stupisca per un contesto culturale in cui la fantascienza come genere non ancora era stata codificata — difendeva la propria posizione in quanto scrittore “realista” (scrisse opere realiste e di critica sociale, oggi per lo più obliate rispetto a quelle che considerava di minor importanza e che definiva scientific romance, le opere per le quali, appunto, ha raggiunto l’immortalità letteraria); al contrario James era un paladino dell’“Arte” e biasimava Wells per la sua scarsa attenzione allo stile, pur riconoscendone e ammirandone il talento.

James 1910Oggi tutto questo, per fortuna, non avrebbe ragione di essere.
Non dovrebbe più sussistere e resistere quel multiforme calderone che reca il nome di paraletteratura, nato per esigenze di classificazione e che circoscrive tutto ciò che è inferiore alla letteratura e che è destinato al consumo di massa (e quindi fantascienza, gialli, rosa, ecc.). I rigidi confini tra i generi da tempo sono stati violati e, per attenerci a questo caso, l’opera di Wells non ha dignità inferiore a quella di James. Certo il dibattito persiste, ancora si battono i paladini della narrativa alta e ancora si ribellano i paladini della narrativa bassa, ma al contempo esso è ormai ozioso: che si scriva un giallo o un fantasy o un bildungsroman a far la differenza è la qualità, e la qualità prescinde dai generi.

(articolo di Antonio Russo De Vivo)

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