Il “mood” di Goffredo Parise. Lo stile e l’arte in due congedi

Congedo n. 1

“Mi piacerebbe […] continuare il Sillabario, ma siccome sono infelice non scrivo né il Sillabario, né altro, per il momento.
Vedi, per scrivere, per esprimersi, per trovare lo stile come si trovano senza alcuna difficoltà le note in un pianoforte è necessario trovarsi in quel particolare stato d’animo non facile da descrivere che non è necessariamente felice, ma non può e non deve essere assolutamente infelice. Deve essere una specie di limbo, di lieve e soffusa esaltazione, in cui, nel suo complesso ti piace la vita e ne hai al tempo stesso nostalgia.
Allora, in questo stato d’animo, che non è reso infelice da nessuna disarmonia (questo è importantissimo, fondamentale) si forma quasi meccanicamente l’armonia, quella armonia soprattutto stilistica e quella forza mentale e muscolare, quella condizione di «energia» che rappresenta l’optimum per esprimere se stessi, attraverso un racconto, un romanzo, eccetera. Questa armonia, questa energia per il momento mi manca: anzi per essere più precisi, la sento, ma è in disarmonia con la mia vita attuale, con la mia vita personale e con la mia vita di relazione. In altre parole sono disturbato da qualcosa che è molto difficile sradicare o allontanare, per una serie di ragioni che sono, per così dire, i supporti armonici di una disarmonia. […] A tutto ciò aggiungi che la letteratura, specialmente al giorno d’oggi, per ragioni che saltano agli occhi (di generale disinteresse) e così la poesia, richiedono una energia espressiva superiore appunto alla disattenzione generale, che è fortissima. Una energia e una esaltazione quasi utopistica e che spesso sembra illusoria e allora cascano le braccia e anche l’energia.”
[Goffredo Parise, Lettera a Omaira Rorato, giugno 1976, Notizie sui testi, Sillabario n. 2, in Opere, volume secondo, a cura di Bruno Callegher e Mauro Portello, Milano, Mondadori, I Meridiani, 2005 (I edizione: 1989), p. 1640]

Congedo n. 2

“Anche la mia ora è passata. Mi piacerebbe molto poter ancora testimoniare da scriptor privo di computer, nel modo che è stato riconosciuto come il mio stile, altre avventure del barone di Münchausen, del marinaio Ahmed, del sottosuolo e del pavimento tout court. E forse, chissà, se avrò sufficiente energia potrò farlo! Ma il mood è lontano, sempre più lontano e in ogni caso ce ne fu uno e uno solo. Forse invece non sarà più possibile perché se lo stile ha degli eredi, l’arte è come una farfalla, senza eredi e capricciosa, si posa dove e quando vuole lei. È inoltre un insetto, come tutti sanno a vita breve. Forse invece il momento è venuto che anche la mia opera di risibile scrittore venga infilata in uno scaffale, in quel millimetrico ossario che le compete.”
[Goffredo Parise, Quando la fantasia ballava il boogie*, «Corriere della Sera», 9 febbraio 1986, in Opere, cit. p. 1609]

Goffredo Parise* Questo è il testo (di cui si conservano tre stesure) che Parise legge il giorno 8 febbraio del 1986, in occasione del conferimento, da parte dell’Università di Padova, della laurea ad honorem.
[Notizie sui testi, Scritti vari, nota 54, in Opere, cit. p. 1682]

Il mood è uno stato d’animo, e In the mood era un famoso boogie (colonna sonora del ’45 e del ’46, fu diffuso dai soldati americani) scritto da Joe Garland su cui Parise si sofferma nel testo Quando la fantasia ballava il boogie:

“La libertà è un grande scoppio di energia vitale e centrifuga. Bisognava fare tutto, dal cibo ai grattacieli. Fu il momento dell’azione e ancora una volta quel magnifico boogie divenne l’inno mondiale dell’azione dei corpi nella loro massima espressione di libertà pratica, immaginativa e spirituale: corpo e cervello si accordavano perfettamente per esprimerlo, la vitalità ne era l’impulso quasi meccanico.”
(p. 1606)

In the mood è un simbolo della “libertà e dello spazio d’immaginazione” che per la sua generazione è nato nel 1945 ed è durato nel mondo un ventennio circa. Raffaele La Capria scrive che «con la parola mood Goffredo Parise, “ultimo grande scrittore vitalista italiano”, intendeva slancio e ritmo vitale […], intendeva “armonia col sentimento del proprio tempo”» (Un rapido sguardo sull’opera di Goffredo Parise in Caro Goffredo. Dedicato a Goffredo Parise, Roma, minimum fax, 2005, p. 19). Lo stesso scrittore napoletano ricorda come Parise facesse coincidere il mood con la poesia:

LA CAPRIA Letteratura e salti mortali“Spesso Goffredo e io ci divertivamo a distinguere gli scrittori cui la cultura è da imputarsi come un’aggravante (perché nonostante tutta la loro cultura non capiscono niente) e quelli cui la cultura serve a fare più attento il cuore. I «manieristi dello stile» — che si può imprigionare, ripetere e magari elaborare con il computer — e gli altri, gli scrittori che cercano qualcosa che non si può imprigionare e ripetere, quel «mood» che è la poesia. In Goffredo la parola «stile» assumeva spesso una connotazione peggiorativa, «stile» lui lo contrapponeva ad «arte», all’Irripetibile, e diceva che l’arte era più difficile dello stile.”
[Raffaele La Capria, Ricordo di Goffredo, in Letteratura e salti mortali (1990), Milano, Mondadori, 2002, p. 86]

NB: l’immagine di copertina è Renato Guttuso, Boogie woogie, 1953, olio su tela, cm. 169 x 205, Mart, Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto VAF Stiftung, Rovereto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...