Adorable Cendrars. La riscrittura come operazione chirurgica

“Dunque, avevo passato la notte di Ognissanti a fare il raccordo, a scrivere e a riscrivere questa pagina 272 un numero incalcolabile di volte, e più particolarmente, in questa pagina, la sutura della riga 12 che ricucii come i labbri di una ferita con molta abilità, applicazione, cura e dolcezza, per non lasciar trasparire nessuna traccia dell’operazione. Credo di esserci riuscito. Ero orgoglioso del mio lavoro di chirurgia, e di aver saputo scrivere quell’ultima riga in cui il sogno e la vita e l’atmosfera esotica e la dura realtà si compenetrano fino all’identificazione, e il fatto di aver saputo utilizzare quella parola «corallino» («corallien») come una polvere di proiezione* mi riempiva maggiormente di gioia e di felicità che non tutto l’insieme del libro, sul quale avevo tanto sofferto e penato. E poi, accidenti!, avevo appena scritto l’ultima parola, e questa era una cosa che meritava di essere festeggiata, che diamine! Moravagine era morto, morto e sepolto.”

* Equivalente polverizzato dell’alchemica pietra filosofale.

[Blaise Cendrars, I manoscritti di Moravagine, in Moravagine (1926, 1956), a cura di Sergio Sacchi, Milano, Mondadori, 1991, p. 305]

N.B.: l’immagine di copertina è un ritratto di Blaise Cendrars del 1917, effettuato da Amedeo Modigliani.

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