Adorable Cendrars #2. Come scrivere un testo letterario e uscirne vivi

“Ieri, ho terminato la terza parte, e oggi inizio la prima parte.
Ho scritto per distrarmi le poche note precedenti e redigo le considerazioni che seguono sul mio modo di lavorare, pur continuando a prendermi gentilmente in giro. Per essere un principiante, ho una bella faccia tosta!
I miei manoscritti passano per tre fasi:

1. una fase di pensiero: miro all’orizzonte, traccio un angolo determinato, frugo, acchiappo i pensieri al volo e li chiudo vivi in gabbia, alla rinfusa, rapidamente e in gran quantità: stenografia;
2. una fase di stile: sonorità e immagini, trascelgo i miei pensieri, li lavo, li infiocchetto, li ammaestro, ed essi corrono bardati come cavalli nella frase: calligrafia;
3. una fase di parola: correttezza e cura del particolare nuovo, il termine giusto come una frustata che fa impennare il pensiero per la sorpresa: tipografia.

La prima fase è la più difficile: formulazione, la seconda la più agevole: modulazione, la terza, la più dura: fissazione.
Tutto questo costituisce il mio inedito.
Prevedo che non finirò il mio libro prima di un anno. D’altronde è la mia media: un anno per la Transiberiana, un anno per il Panama.
E in più ho anche bisogno di caldo e di sole… Così vuole la mia natura.”

[Blaise Cendrars, I manoscritti di Moravagine, in Moravagine (1926, 1956), a cura di Sergio Sacchi, Milano, Mondadori, 1991, pp. 295-96]

N.B.: la foto di copertina, del 1931, è di Jindřich Štyrský.

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