Borges e la pagina perfetta

Lo stato indigente delle nostre lettere, la loro incapacità di attrarre, hanno dato luogo a una superstizione dello stile, a una distratta lettura di attenzioni parziali. Coloro che sono affetti da tale superstizione intendono per stile non l’efficacia o l’inefficacia di una pagina, bensì le abilità apparenti dello scrittore: i suoi paragoni, la sua acustica, gli episodi della sua punteggiatura e della sua sintassi. Sono indifferenti alla propria convinzione o alla propria emozione: cercano tecnicismi (la parola è di Miguel de Unamuno) che li informeranno se lo scritto ha il diritto o no di essere loro gradito. Hanno sentito dire che l’aggettivazione non deve essere banale e opineranno che è scritta male una pagina se non ci sono sorprese nella giuntura di aggettivi con sostantivi, anche se il suo scopo generale è raggiunto. Hanno sentito dire che la concisione è una virtù e considerano conciso chi si dilunga in dieci frasi brevi e non chi sa guidarne una lunga. […]
Cioè, costoro non badano all’efficacia del meccanismo, ma alla disposizione delle sue parti. Borges Tutte le opere Volume primoSubordinano l’emozione all’etica, o piuttosto a un’etichetta indiscussa. Si è generalizzata tanto questa inibizione che ormai stanno scomparendo i lettori, nel senso ingenuo della parola, giacché tutti sono critici potenziali.
[…]
Questa vanità dello stile si dilata in un’altra più patetica vanità, quella della perfezione. […] Questo sofisma della perdurazione (Sir Thomas Browne: Urn burial) è stato formulato e raccomandato da Flaubert, in questa sentenza: «La correzione (nel senso più elevato della parola) agisce sul pensiero come agirono le acque dello Stige sul corpo di Achille: lo rende invulnerabile e indistruttibile» (Correspondance, II, p. 199). Il giudizio è perentorio, ma non mi sono finora imbattuto in nessuna esperienza che lo confermi. […] La pagina «perfetta», la pagina in cui nessuna parola può essere alterata senza danno, è la più precaria di tutte. I mutamenti del linguaggio cancellano i sensi secondari e le sfumature; la pagina «perfetta» è quella appunto che poggia su tali delicati valori, quella che più facilmente si sciupa. Al contrario, la pagina che ha vocazione di immortalità può attraversare il fuoco dei refusi, delle versioni approssimative, delle letture distratte, delle incomprensioni, senza lasciare l’anima nella prova.”

[Jorge Luis Borges, La superstiziosa etica del lettore (1930), in Discussione (1932), trad. it. di Livio Bacchi Wilcock, Tutte le opere, volume primo, a cura di Domenico Porzio, Milano, Mondadori, I Meridiani Collezione, 2005 (I edizione, 1984), pp. 321-24]

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