Nabokov: la letteratura tra realtà e finzione

La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna: è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c’erano lupi dietro di lui. Non ha molta importanza che il poverino, per aver mentito troppo spesso, sia stato alla fine divorato da un lupo. L’importante è che tra il lupo del grande prato e il lupo della grande frottola c’è un magico intermediario: questo intermediario, questo prisma, è l’arte della letteratura.
La letteratura è invenzione. La finzione è finzione. Definire una storia una storia vera è un insulto all’arte e alla verità. Ogni grande scrittore è un grande imbroglione, ma lo è anche quella superimbrogliona che è la Natura. La Natura imbroglia sempre. Dal semplice imbroglio della propagazione all’illusione prodigiosamente raffinata della colorazione protettiva delle farfalle e degli uccelli, c’è nella natura un meraviglioso sistema di magie e di trucchi. Lo scrittore di storie inventate non fa che seguire la guida della Natura.
Nabokov Lezioni di letteraturaTornando un attimo al nostro ragazzino dei boschi che gridava al lupo, possiamo metterla in questo modo: la magia dell’arte era nell’ombra del lupo da lui deliberatamente inventato, nel suo sogno del lupo. Quando poi è morto, la storia che si raccontava su di lui acquistò un valore didascalico nel buio intorno al fuoco. Ma era lui il piccolo mago. Era lui l’inventore.
Sono tre i punti di vista dai quali si può considerare uno scrittore: lo si può considerare un affabulatore, un insegnante o un incantatore. Un grande scrittore associa in sé queste tre qualità: affabulatore, insegnante e incantatore; ma è l’incantatore che predomina in lui e ne fa un grande scrittore.
(p. 35)

“Il buon lettore sa che la ricerca di una vita reale, di persone reali, in un libro è un’operazione priva di significato; qui la realtà di una persona, di un oggetto o di una circostanza dipende esclusivamente dal mondo di quel particolare libro. Un autore originale inventa sempre un mondo originale, e se un personaggio o un’azione s’inseriscono nella struttura di quel mondo, subiamo il piacevole trauma della verità artistica, per quanto improbabili siano la persona e l’azione se trasferite in quella che i recensori, poveri scribacchini, chiamano «vita reale». Non esiste vita reale per lo scrittore di genio: deve essere lui a crearla e a crearne poi le conseguenze.
(p. 40)

“In realtà, la finzione è sempre finzione. L’arte è sempre inganno.”
(p. 189)

[Vladimir Vladimirovič Nabokov, Lezioni di letteratura (1980), trad. it. di Ettore Capriolo, Milano, Garzanti, 1992 (I edizione, 1982)]

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2 comments

  1. Ciao Antonio.
    Questa posizione di Nabokov, il suo assoluto rifiuto di ogni ruolo “sociale” dell’arte e dell’intellettuale, sono secondo me la sua grande contraddizione, in gran parte derivata, come emerge bene nel romanzo (in parte) autobiografico “Il dono”, dal suo viscerale antibolscevismo di fuoriuscito dopo la rivoluzione. Dico contraddizione perché secondo me lo stesso dichiarare di non voler svolgere alcun ruolo sociale attribuisce all’intellettuale un preciso ruolo sociale.

    1. Ciao Viducoli, mi fido del tuo commento poiché sei sicuramente più preparato di me sull’autore, Nabokov, del quale lessi solo un romanzo breve diversi anni fa, “L’occhio” (ma conto di recuperarlo, e intanto mi godo queste utili “Lezioni di letteratura”).

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