Robert Musil: l’osceno nell’arte

L’arte può scegliere come punto d’avvio l’indecente e malato, ma quanto viene così rappresentato — non la rappresentazione, bensì l’indecente e malato che ne sono oggetto — non è più né indecente né malato. Anche senza le litanie da sagrestia sulla missione dell’artista è questo un assioma che deriva semplicemente dall’esame spassionato delle funzioni specifiche, attraverso le quali l’opera d’arte si attua. Desideri diversi da quelli artistici non si appagano infatti attraverso di essa, questi si possono appagare assai più semplicemente e senza faticose deviazioni nella realtà, ed è anzi soltanto nella realtà che li si appaga con sufficiente soddisfazione. Sentire il bisogno della rappresentazione (artistica) significa — persino quando dei desideri della vita reale dovessero darle l’impulso — non avere un urgente bisogno del loro diretto appagamento. Musil La conoscenza del poetaRappresentare qualcosa significa: rappresentare le sue relazioni con cento altre cose; poiché obiettivamente non è possibile altro, poiché soltanto così si può rendere una cosa intelligibile e sensibile, … così come soltanto mediante il confrontare e connettere sorge anche la comprensione scientifica, così come sorge in generale l’umano comprendere. E se anche queste cento altre cose fossero nuovamente indecenti o malate: le relazioni non lo sono, lo scoprire relazioni non lo è mai.
Non è diverso da quanto accade nella scienza; nei libri scientifici si trova di tutto, le innocue indecenze e perversioni anatomiche, la cui immagine interiore a stento si può ricostruire con gli elementi di un’anima sana; non ci si lasci ingannare da atteggiamenti fittizi, come la compassione, l’obbligo sociale oppure la (ammiccante) maschera da salvatori dei medici, l’interesse ai fenomeni è un interesse diretto, esso cerca il sapere. E anche l’arte cerca il sapere; rappresenta l’indecente e malato attraverso le sue relazioni con il decente e sano, e questo non significa null’altro che essa estende il suo sapere sul decente e sano.

[Robert Musil, L’indecente e malato nell’arte, «Pan», Berlin, marzo 1911, in La conoscenza del poeta, trad. it. di Claudia Monti, Milano, SugarCo, 1979, pp. 39-40]

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