Denarrazione. Douglas Coupland e la vita come racconto

Qualcuno sostiene che noi, in quanto animali, ci differenziamo da tutti gli altri animali per un particolare, e cioè che abbiamo bisogno di rendere la nostra vita racconto, narrazione, ed è quando sentiamo svanire il nostro racconto di vita che ci sentiamo sperduti e diventiamo pericolosi, perdiamo il controllo e ci ritroviamo soggetti alle forze del caso. È questo il processo a causa del quale si perde il senso della propria vita come racconto: è la «denarrazione».
Dire «denarrazione» è un termine tecnico per dire in realtà «non essersi fatto una vita».
«Scott non si è fatto una vita»; «Amber è una denarrata.»
Fino a poco tempo fa, a prescindere dal luogo o dal tempo in cui si nasceva, la cultura d’origine garantiva sempre i componenti essenziali alla creazione dell’identità individuale. Fra questi c’erano la religione, la famiglia, l’ideologia, la stratificazione sociale, la collocazione geografica, la politica e il senso di vivere all’interno di un continuum storico.
Di punto in bianco, una decina d’anni fa, in seguito all’invasione della vita privata da parte dei mezzi elettronici e d’informazione, questi stampi di cui ci servivamo per dare forma alla vita sono scomparsi, quasi dalla sera alla mattina, soprattutto lungo la West Coast. Di colpo Coupland Generazione Xè diventato possibile essere vivi senza religioni, senza legami familiari, senza ideologia o consapevolezza di classe o politica o senso storico. Essere vivi in forma denarrata.”
[Douglas Coupland, Memoria Polaroid. Istantanee da un mondo senza miti (1996), trad. it. di Marco Pensante, Milano, Marco Tropea Editore, 1997, p. 183]

“Questo carapace di gelo è troppo anche per Claire. Spezza il silenzio dicendo che non è sano vivere la vita come se fosse una sequenza di piccoli momenti isolati e slegati. — O le nostre vite diventano storie, o altrimenti non c’è modo al mondo di viverle.
[Douglas Coupland, Generazione X. Storie per una cultura accelerata (1991), trad. it. di Marco Pensante, Milano, Mondadori, 2002 (I edizione, 1996), p. 17]

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