Assaggi da Mark Z. Danielewski. Five easy peaces di “Casa di foglie”

“Questo non è per te”
(esergo)

“Ho ancora gli incubi. Così spesso che ormai dovrei essermi abituato. Ma non è così. Nessuno si abitua agli incubi.”
(p. 11)

“Ma credo che tutto questo non abbia nulla di veramente originale. Noi tutti creiamo storie per proteggerci.
(p. 61)

“Esther Newhost, nel suo saggio “La musica come luogo in The Navidson Record”, fornisce un’interessante interpretazione di questo suono: “Goethe una volta, in una lettera indirizzata a Johann Peter Eckermann (23 marzo 1829), scrisse: ‘Io chiamo l’architettura musica congelata’. È lo scongelamento della forma nella casa di Navidson a liberare quella musica. Poiché in essa sono depositate tutte le armonie possibili del tempo e del cambiamento, solo gli immortali purtroppo possono apprezzarla. I mortali non possono che avere paura di queste mura che mormorano. Dopo tutto, non stanno forse ancora una volta intonando il canto della nostra fine?”.”
(p. 202)

“Tutto ciò in cui spero è un momento di pensiero razionale e un guizzo d’azione prima di smarrirmi in una follia malinconica, crocifisso alla mia traballante malinconia.”
(p. 483)

[Mark Z. Danielewski, Casa di foglie (2000), trad. it. di Francesco Anzelmo, Edoardo Brugnatelli e Giuseppe Strazzeri, Milano, Mondadori, 2005]

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