Aldous Huxley: Paradisi Artificiali e linguaggio

Che l’umanità in genere sarà mai in grado di fare a meno dei Paradisi Artificiali, sembra molto improbabile. La maggior parte degli uomini e delle donne conduce una vita, nella peggiore delle ipotesi così penosa, nella migliore così monotona, povera e limitata, che il desiderio di evadere, la smania di trascendere se stessi, sia pure per qualche momento, è, ed è stato sempre, uno dei principali bisogni dell’anima. L’Arte e la Religione, i carnevali e i saturnali, la danza e l’oratoria, sono serviti tutti, come disse H.G. Wells, da Brecce nel Muro. E per l’uso privato e quotidiano vi sono sempre stati gli stupefacenti chimici. Tutti i sedativi e i narcotici naturali, tutte le sostanze euforiche che crescono in piante, gli stupefacenti che si sviluppano in bacche o si estraggono dalle radici, tutti, senza eccezione, sono stati conosciuti e sistematicamente usati dagli esseri umani da tempo immemorabile. E a questi modificatori naturali della coscienza, la scienza moderna ha aggiunto la sua parte di sostanza sintetiche, il cloralio, per esempio, e la benzedrina, i bromuri e i barbiturici.”
(p. 49)

Huxley Le porte della percezione“Noi non possiamo mica fare a meno del linguaggio e degli altri sistemi di simboli, perché è per loro mezzo e solo col loro significato che ci siamo sollevati al disopra dei bruti, al livello di esseri umani. Ma possiamo facilmente diventare le vittime come i beneficiari di questi sistemi. Dobbiamo imparare come trattare efficacemente le parole; nello stesso tempo però dobbiamo preservare e, se necessario, intensificare la nostra capacità di guardare il mondo direttamente e non per il tramite mezzo opaco dei concetti, che deformano ogni dato fatto nell’apparenza fin troppo familiare di qualche etichetta generica o di qualche astrazione esplicativa.”
(p. 59)

[Aldous Leonard Huxley, Le porte della percezione (1954), in Le porte della percezione – Paradiso e Inferno, trad. it. di Lidia Sautto, Milano, Mondadori, 2004 (I edizione, 1958)]

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