Michel Foucault: che cos’è un autore

“Del tema che sceglierei come punto di partenza trovo la formulazione in Beckett: ‘Che importa chi parla, qualcuno ha detto, che importa chi parla.’ È in questa indifferenza, penso, che bisogna riconoscere uno dei principi etici fondamentali della scrittura contemporanea. Dico ‘etico’ perché questa indifferenza non è tanto un tratto che caratterizza la maniera di parlare o di scrivere, quanto piuttosto una sorta di regola immanente, sempre ripresa e mai applicata del tutto, un principio che non segna la scrittura come risultato, ma che la domina come prassi. […]
Anzitutto possiamo dire che la scrittura oggi si è liberata del tema dell’espressione: essa si riferisce solo a se stessa senza tuttavia essere presa nella forma dell’interiorità; essa si identifica con la propria esteriorità spiegata. Ciò significa che il linguaggio è un gioco di segni ordinato meno secondo il suo contenuto significato che secondo la natura stessa del significante; ma anche che questa regolarità della scrittura è sempre sperimentata dalla parte dei suoi limiti; si trova sempre nell’atto di trasgredire e di invertire tale regolarità, che accetta sfruttandola; la scrittura si dispiega come un gioco che oltrepassa infallibilmente le proprie regole, passando così all’esterno. Nella scrittura il pericolo non sta nella manifestazione o nell’esaltazione del gesto di scrivere; non si tratta di incastrare un soggetto in un linguaggio; si tratta dell’apertura di uno spazio in cui il soggetto scrivente non cessi di sparire.”

Foucault Scritti letterari“[…] ormai la scrittura è legata al sacrificio, al sacrificio stesso della vita; è un eclissarsi volontario che non deve essere rappresentato nei libri poiché esso si compie nell’esistenza stessa dello scrittore. L’opera il cui dovere era di conferire l’immortalità ha ormai acquisito il diritto di uccidere, di essere l’assassina del suo autore. Guardate Flaubert, Proust, Kafka. Ma c’è anche dell’altro: questo rapporto della scrittura con la morte si manifesta anche nell’eclissarsi dei caratteri individuali del soggetto scrivente; attraverso i litigi che egli stabilisce fra se stesso e ciò che scrive, il soggetto scrivente mette in rotta tutti i segni della sua particolare individualità, la traccia dello scrittore sta solo nella singolarità della sua assenza; a lui spetta il ruolo del morto nel gioco della scrittura. Tutto questo è noto; da tempo ormai la critica e la filosofia hanno preso atto di questa scomparsa o di questa morte dell’autore.”

“Si sa bene che in un romanzo che si presenta come il racconto di un narratore, il pronome in prima persona, il presente indicativo, i segni della localizzazione non rinviano mai esattamente allo scrittore, né al momento in cui egli scrive né al gesto stesso della sua scrittura; ma ad un alter ego la cui distanza nei riguardi dello scrittore può essere più o meno grande e variare nel corso stesso dell’opera. Sarebbe altrettanto falso cercare l’autore dalla parte dello scrittore reale quanto dalla parte di quel locutore fittizio; la funzione-autore si effettua nella scissione stessa — in questa divisione e a questa distanza.

[Michel Foucault, Che cos’è un autore?, «Bulletin de la Societé français de Philosophie» (luglio-settembre 1969), in Scritti letterari, traduzione e cura di Cesare Milanese, Milano, Feltrinelli, 2004 (I edizione, 1971), pp. 1-21]

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