Imitatio. Letteratura e musica

Ieri Napoli era prima calda e poi fredda.

Prima andai a un concerto al Domus Art, di fronte al Monastero di Santa Chiara, sì, quello della canzone.
C’era Max Collini (Offlaga Disco Pax) con Jukka Reverberi.

Jukka lo avevo ascoltato nel 2008: i Giardini di Mirò suonarono a Fuorigrotta e pochi, incolpevoli, li ascoltarono. Tra questi io. Avevo vinto un biglietto quando vincevo i biglietti perché sul web se sapevi scrivere ed eri fortunato vincevi i biglietti dei concerti. Ne vinsi almeno un altro, non ricordo quale.
Nel 2008 ero ancora uno studente. La mia ragazza mi fece ascoltare una canzone di questo gruppo per me nuovo, gli Offlaga Disco Pax, e mentre la ascoltavo mi piaceva e ci divertivamo perché noi della nuova sinistra disimpegnata cresciuta nel riflusso mai tesserata e che a stento ricordavamo cosa fosse una festa dell’unità, noi, io e la mia ragazza, di tanta ortodossia ridevamo.
Eravamo giovani, carini e ci piaceva tanto la musica.
In macchina lei rideva anche quando imponevo il ‘compagno Guccini’, e lo cantavo con la mia voce stonata, anzi lo urlavo, e lei fingeva di arrabbiarsi. Ascoltavamo La locomotiva.

Nel 2008 avrei voluto ascoltare dal vivo gli Offlaga Disco Pax. Poi anche nel 2009. Nel 2010 ci andai vicino. Al Duel:Beat di Agnano, vicino alla fumante aromatica salutare — si dice, ma non ci credo — Solfatara, la gioventù alternativa poteva assistere ai migliori concerti della nostra generazione. Io vidi, lì, anche i Diaframma, per dire. Ma gli Offlaga, per un qualche misterioso motivo, al Duel:Beat non vennero.
Li avrei voluti ascoltare nel 2011, nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015, ma non li ho ascoltati. Mai più.

Poi ieri Napoli era calda, e Max Collini, leader degli Offlaga, finalmente lo vidi. Il concerto si teneva in una chiesa sconsacrata. Quante sono, a Napoli, le chiese sconsacrate? Tante, per fortuna.
Il primo impatto fu formale: andavo in bagno, lui saliva le scale, mi fece un cenno col capo, io dissi “salve”.
Erano passati otto anni, non ero più uno studente, non ero più con quella mia ragazza.
Max Collini è un cantante che sa scrivere. Parla troppo di sinistra, sembra un personaggio dei fumetti di Andrea Pazienza, ma la sua nostalgia — quanta grazia — è viva.
Io non so se la mia nostalgia è anch’essa viva.
Io mi ricordo quel 2008 e la bellezza e l’amore e le risate come fosse ieri. Ma è oggi, e non me la cavo troppo male.
A un certo punto Max cantò una canzone che è il principio di Bassotuba non c’è di Paolo Nori.
Non amo Paolo Nori, ma qui è bello:
Max Collini Jukka Reverberi
“Io sono quello che non ce la faccio.
Io sono stanco, anzi, stanchissimo. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio.
Oppure no.”

A fine concerto mi avvicinai al banchetto dove c’era Max, comprai il cd Spartiti Austerità + libro 15 euro, gli feci i complimenti, gli dissi che lo aspettavo dal 2008. Mi feci autografare e dedicare il libro. Mi feci una foto con lui, perché no?
Io con Max ColliniTutto questo dovevo farlo.
Poi andai via.
Napoli era fredda, poi.
Indossai la giacca della lonsdale blu scura regalatami nel lontano 2007 da mio cugino, direttamente dalla Londra melting pot, e andai via, lasciai Napoli.
Chiusi la serata con un cornetto.
Borghese.

https://www.youtube.com/watch?v=xGbQeSl2a8I

(testo di Antonio Russo De Vivo)

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