Più pubblicità, meno poesia. Pohl & Kornbluth

“La correlazione è chiara. Più pubblicità, meno poesia. Il numero delle persone capaci di mettere insieme delle parole che sanno suscitare emozioni e commuovere e cantare è limitato. Quando è diventato possibile guadagnare un mucchio di soldi nella pubblicità sfruttando queste capacità, la poesia lirica è stata lasciata a degli eccentrici privi di talento che devono strillare per attirare l’attenzione e sono costretti a competere in eccentricità.

[Frederik Pohl, Cyril M. Kornbluth, I mercanti dello spazio (1953), cito da Robert Scholes, Eric Rabkin, Fantascienza. Storia – Scienza – Visione (1977), trad. it. di Giovanna Orzalesi Liborio, Parma, Pratiche, 1979, p. 98]

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