Quel «dò» che stona tanto

Correggo un racconto e mi capita, in un contesto dal punto di vista grammaticale impeccabile, di trovare «dò», accentato, per la prima persona presente del verbo «dare» e mi dico “che strano…”.
Tempo fa un blogger usa su social, in sede di discussione pubblica, un «dò», accentato, e lo bacchetto rimandandolo alla Grammatica Italiana. Italiano comune e lingua letteratia (UTET, 2006) di Luca Serianni (con la collaborazione di Alberto Castelvecchi), la migliore, in cui leggiamo:

Superfluo invece l’accento […] su verbo (per distinguerlo dalla nota musicale; confusione molto improbabile).

Eppure, più volte persone di indubbia preparazione commettono quello che sembrerebbe essere un errore, o almeno tale è sempre stato considerato.

Il linguista Franco Fochi, in L’italiano facile. Guida allo scrivere e al parlare (Feltrinelli, 1964), a proposito della scrittura dell’accento sui monosillabi scriveva, eccedendo in sicurezza:

I dubbi che potranno venire su sto, do, va, su, ecc., si risolvono facilmente, considerando che non ci sono altre parole con cui queste possano confondersi; quindi: nessun accento!

Il linguista, glottologo e lessicografo Aldo Gabrielli, in Si dice o non si dice? Guida pratica allo scrivere e al parlare corretto (Mondadori, 1969), scriveva:

[…] niente accento su verbo per distinguerlo dal do nota musicale.

Il giornalista Luciano Satta, esperto in errori linguistici, in Matita rossa e blu. Lo stato della lingua italiana nell’esame spietato ma scherzoso compiuto su 110 scrittori contemporanei (Bompiani, 1989), ‘segnalava’ l’uso errato di «dò» addirittura in Guido Ceronetti, e dico addirittura perché lo scrittore è noto per le sue posizioni puriste, per la sua lotta ad ogni forma di contaminazione linguistica.

A consultare il sito web treccani.it, portale assai utile per la risoluzione di tali problemi, sembrerebbe – causa le rimostranze di un lettore che rimanda al DOP (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia) in cui l’uso dell’accento è concesso – che ‘non accentare’ semplicemente sia meglio, ‘parere sindacabile’ questo e dunque non definitivo:

Sappiamo bene che viene da qualcuno usato anche con l’accento. Ciò non desta in noi senso di scandalo; caso mai, in molti, oltre a noi, solleva legittimi dubbi: la nostra lingua è piena di usi oscillanti in una materia, come quella della grafia, che, da Bembo in poi – e nonostante la sua iniziale e importante opera normatrice e il successivo secolare lavorìo di tipografi e grammatici – è rimasta oscillante fino a ieri e ancora oggi, talvolta, oscilla.

E l’Accademia della Crusca, cui tutti chiedono l’ultima parola in merito a qualsiasi dubbio concernente la nostra grammatica? Essa, al solito, non ha dubbi:

Scrivete do (prima persona del presente indicativo di dare) […] sempre senza accento: “Ti do ragione” […]. Qualcuno mette l’accento sul verbo do, per distinguerlo dalla nota musicale: ma nessuno confonderebbe questi due do, così come nessuno confonde i due re!

 

(articolo di Antonio Russo De Vivo)

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