Il ghepardo. Jim Carroll

Se non fai niente per farti vedere, ma vedere sul serio, uno di quelli che la gente segna a dito, allora non meriti nemmeno di essere visto. […] È un problema di presenza, ma non di quella che ti sbatti per farti notare, qui si tratta di presenza subdola, timida (è solo una messinscena, perché si sta sempre allerta). La presenza del ghepardo e non quella dello scimpanzé. Ce l’hanno tutti e due, ma lo scimpanzé deve star lì a far numeri tutto il giorno per farsi notare, mentre il ghepardo, che è un tipo riservato, se ne sta seduto in tutta nonchalance o si muove per un secondo o due nella sua andatura sexy.”

[p. 92]

“Poi corro fuori e mi arrampico sulla scala. Su c’è una notte limpida come musica sottile. Avevo sempre pensato che il cielo fosse piatto ma lì mi sono reso conto che è una cupola accogliente dove stare a guardare ufo misteriosi che sfrecciano all’orizzonte. E l’eclissi è stata fantastica, l’ho guardata al rallentatore e l’ho capita.

[Jim Carroll, Jim entra nel campo di basket (1963-1966), trad. it. di Tullio Dobner, Milano, Frassinelli, 1995, p. 141]

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