Sopravvivere in città. Dante Virgili

“Posso radermi a lungo, gli anni non si cancellano. Ermete fa festa. Mi lavo, mi vesto con cura. Come prima colazione due bicchieri di succo di pompelmo caffè liofilizzato yogurt. Il bar è ancora chiuso.
Esco, cammino. Silenzio. Soltanto un vecchio con un cane nel parco. Un maratoneta anziano mi sfiora, maglietta azzurra, calzoncini. Un cenno di saluto. La settimana scorsa il primo grande esodo, spero in molti incidenti. Ora non vado più in vacanza, dovunque mi annoio Überdruß am Leben, tedium vitae, quando appare nell’uomo il tedium vitae, annota D’Annunzio, egli deve inesorabilmente morire. Di me a me stesso, uscito il mese scorso, l’ho sfogliato appena. Grand’uomo, irripetibile oggi.
Se il caldo è sopportabile, trascorro volentieri l’estate in città; si vede poca gente, un dono. Lo spaccio aperto il mattino assicura il cibo.”

[Dante Virgili, Metodo della sopravvivenza, Ancona, peQuod, 2008, p. 76]

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