L’uomo delle scie. Raul Brandão

“«[…] Nulla si perde; come le comete trascinano una scia d’oro o di fango, ognuno porta con sé tutto il proprio passato, vestigia di idee e di crimini, i momenti di amarezza e i baci della donna per cui ci si è persi… Si fidi della mia esperienza!»
[…]
brandaoCon la testa in fiamme gli sembrò allora di vedere davvero ciò che Pita gli aveva garantito esistesse… Ogni creatura passava trascinando una scia, una polvere luminosa d’oro o di cenere, fatta di luce oppure scarlatta. Lentamente riuscì a distinguerli e a classificarli a seconda se portassero un manto regale o povero. Nella notte alcuni, simili a stelle cadenti, lasciavano una lunga scia sfavillante in cui echeggiavano gemiti di dolore prolungati come il suono di una chitarra scordata. Miseri, rinsecchiti e scossi dal dolore portavano una scia color cenere piena di lacrime scintillanti, mentre i poeti erano circondati da un’aureola di polvere luminosa e dorata. Alcune vecchie ardenti erano avvolte da un’aura opaca in cui brillava ancora un amore immortale. Altri lasciavano dietro di sé brandelli di manti color porpora che si perdevano nella melma e nell’oblio; altri ancora, di certo criminali, camminavano in una nuvola nera in cui frammenti insanguinati scorrevano come pugnalate, e ce n’erano alcuni tutti verdi, dalle sfumature infinite. Molti trascinavano scie enormi nel fango, rompendole contro gli angoli delle strade, e alcuni cercavano di liberarsene per non pensare più al passato tenebroso.”

[Raul Brandão, Storia di un pagliaccio (1926), trad. it. di Jessica Falconi, Salerno, Arcoiris, 2014, pp. 35-7]

In copertina: frame da Richard Kelly, Donnie Darko, USA, 2001.

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