Homo homini stupidus. La stupidità ai tempi dei social network

La folla è saggia o stupida? se l’è chiesto Matteo Motterlini, in un articolo su «Il Sole 24 Ore» del 26 giugno 2011, prendendo in esame l’effetto «saggezza della folla» nel contesto dei social network. Motterlini espone i risultati di un recente esperimento in cui si dimostra che un individuo inserito in un gruppo, postogli una domanda e messo a conoscenza delle risposte degli altri, tende a rispondere conformandosi, e questo anche se la risposta del gruppo è del tutto erronea. L’influenza sociale è dunque negativa e la folla è stupida.
Da ciò si può inferire che i social network inducono a comportamenti emulativi, conclusione netta questa ma che i fatti sembrano suffragare. Chiunque usi facebook può rendersi conto di quanto il “sapere cosa fanno gli altri” stimoli spesso a fare altrettanto: se un “amico” entra in un “gruppo” vi entra, in seguito, qualche altro suo amico; quando si carica un video o una canzone c’è subito pronto qualcuno a condividerlo. Sembra, osservando tali dinamiche, che l’istinto sociale sia imitativo, e che ci sia una spinta irrefrenabile a voler fare ciò che ha appena fatto qualcun altro. Ma qual è il motivo di questa insana passione per il conformismo?
C’è una scoperta scientifica, datata 1991, di un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma coordinato da Giacomo Rizzolatti, che potrebbe tornarci utile: riguarda i neuroni specchio, cellule motorie del cervello che si attivano sia durante l’esecuzione di un movimento sia osservando lo stesso movimento eseguito da altri individui.
In un articolo su «Psicoterapia e Scienze Umane» (2006, XL, 3), La simulazione incarnata: i neuroni specchio, le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività ed alcune implicazioni per la psicoanalisi, uno dei membri del gruppo di ricercatori parmense, Vittorio Gallese, insieme a Paolo Migone e a Morris N. Eagle, espone le conseguenze psicanalitiche e sociologiche di tale scoperta. I neuroni specchio sarebbero alla base di un meccanismo funzionale di simulazione incarnata, da non confondere con la simulazione standard:

Nella simulazione standard il soggetto si mette volontariamente nei panni dell’altro, cerca di vedere le cose dalla sua prospettiva, ricreando in se stesso, anche con l’immaginazione, gli stessi stati mentali […]. Nella simulazione incarnata invece non vi è assolutamente alcuna inferenza o introspezione, ma semplicemente una riproduzione automatica, non consapevole e pre-riflessiva, degli stati mentali dell’altro […]. Le intenzioni dell’altro sono insomma direttamente comprese perché sono condivise a livello neurale.

Gli scienziati affermano che alla base dell’Intelligenza sociale c’è il funzionamento in parallelo di entrambe le modalità di simulazione. A questo punto essi pongono, quale obiettivo di ricerca futura, la determinazione di «come la simulazione incarnata, che è basata sull’esperienza ed è probabilmente il meccanismo più antico da un punto di vista evolutivo, possa essere il fondamento di forme più sofisticate e linguisticamente mediate della nostra capacità di interpretare il comportamento altrui in termini di stati mentali».
Ci sarebbe quindi, nell’uomo, un automatismo emulativo che, proprio perché di natura involontaria, suggerisce scenari politici e sociali poco rassicuranti. Si parla tanto di democrazia dal basso, di un “mondo nuovo” possibile più giusto e partecipato, soprattutto dopo le rivoluzioni in medio oriente, i recenti referendum e altri eventi che hanno potuto contare sulle eccezionali possibilità dei social network; c’è da chiedersi tuttavia se il “potere al popolo” in quanto massa facile a cedere a meccanismi emulativi sia effettivamente un ideale da inseguire. Un buon governo democratico necessita di una certa tempra morale, e immaginare che le nuove masse agiscano per automatismi neurologici piuttosto che per scelte consapevoli e ponderate, in un periodo storico in cui i mezzi di comunicazione offrono possibilità straordinarie, è cosa che desta più preoccupazione che altro. C’è poco da essere ottimisti: visti i cambiamenti in atto, si affaccia sempre più prepotentemente la possibilità che al governo dei furbi possa succedere il governo degli stupidi. D’altro canto se la folla non fosse stata sempre stupida non saremmo arrivati a questo punto: l’uomo, persistendo nel portare avanti un sistema socioeconomico autodistruttivo, pare essere di tutt’altra natura rispetto all’homo homini lupus (letteralmente “l’uomo è un lupo per l’uomo”) di hobbesiana memoria. E quanto è più facile, oggi, essere stupidi.

Pubblicato sul sito «L’Iniziativa» il 14 settembre 2011.
Pubblicato sul mensile «L’Iniziativa», anno 4 numero 45 (19 settembre 2011).

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