La Bomba Voyeur di Alfredo Zucchi: il Caso e il Ciclo Epico Darwiniano

La Bomba Voyeur (Rogas, 2018) di Alfredo Zucchi, creatore di CrapulaClub è ambientato per lo più a Roma, e si sa, tutte le strade portano a Roma – in questo caso le strade tematiche, i flussi concettuali che compongono questo romanzo-Idra dalle molte teste.

Tra i tanti temi, la scienza.
E qui la maestria di Zucchi, che è la maestria di cui dice mirabili cose Tanizaki (Sulla maestria, 1933, Adelphi, 2014) e cioè la cura estrema della tecnica come disciplina partendo dal presupposto che l’arte ha del sacrale, ma la sua essenza è afferrabile dopo anni di sacrificio – e il romanzo di Zucchi, ricordiamolo, è stato sottoposto a 8 anni di cura –, la maestria di Zucchi, dicevo, balugina in un passaggio in cui la teoria dell’evoluzione si fa epos, ed è espressa come Ciclo Epico Darwiniano:

Veniamo di nuovo al Caso.
Darwin, come Omero, è un poeta epico. Nel suo epos, declinato ed espanso da una schiera di epigoni fino a formare il Ciclo Epico Darwiniano, c’è Ulisse – il gene – e c’è soprattutto Atena – il Caso. Il modo peculiare con cui Atena guida e consiglia il gene nelle sue evoluzioni, da Itaca a Troia, da Calipso a Circe passando per le Sirene e Cariddi, merita ogni nostra attenzione.

Atena è cieca. Più che cieca, è severa […].
Gli Epici Darwiniani hanno chiamato i precetti di Atena Strategie Evolutive Stabili o anche Equilibri Evolutivi. Il gene buono, l’eroe o l’Ulisse, non è quello che sceglie di seguirli, ma quello che si trova a seguirli, che vi si adegua. In Omero come in Darwin la libertà, l’intenzione – quella tara teologica del libero arbitrio – sono per lo più variabili ininfluenti, errori o minchiate. E tuttavia come tali, illusioni o finzioni – le quali ad esempio portano un animale come l’uomo a confondere i destini della propria specie con quelli del mondo e dell’universo – contribuiscono anch’esse a far girare la ruota.

L’unica grande – grave – differenza tra i due cicli epici è che nell’epos Darwiniano non si dà una fine. La chiusa resta una questione aperta, irrisolta.
[pp. 163-64.]

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