Elogio del correttore di bozze, Rodolfo Walsh

Variazioni in rosso (1953; traduzione di Eleonora Mogavero, Sur, 2015) è il primo libro di Rodolfo Walsh (1927-1977), che fu correttore di bozze e traduttore per la casa editrice Hachette, poi scrittore, giornalista e attivista politico – iniziò il genere romanzo-reportage (o non fiction) con Operazione Massacro (1957), un’opera che testimonia (e risolve, utilizzando gli stilemi del poliziesco) una esecuzione sommaria di civili a opera di forze armate antiperoniste; dal 1977 è uno dei tanti dei desaparecidos della dittatura di Videla.

Variazioni in rosso raccoglie tre racconti lunghi di genere poliziesco – a struttura classica, come segnala Massimo Carlotto in prefazione: «un crimine, un’indagine, una soluzione» (p. 6) –, L’avventura delle bozze, Variazioni in rosso e Assassinio a distanza, il cui protagonista e, cioè, risolutore dei casi è un correttore di bozze: Daniel Hernández.

Riportiamo due passi che costituiscono un elogio al correttore di bozze.
Il primo è nella Avvertenza che Walsh antepone ai racconti:

Credo che non sia mai stato tentato l’elogio del correttore di bozze, e forse non è necessario. Ma sicuramente tutte le facoltà che sono servite a D.H. nell’indagine ai casi criminali erano facoltà sviluppate al massimo nell’esercizio quotidiano della sua professione: l’osservazione, la minuziosità, la fantasia (così necessaria, ad esempio, per interpretare certe traduzioni o opere originali), e soprattutto quella rara capacità di porsi contemporaneamente su diversi piani, che esercita il correttore provetto quando tiene conto, durante la lettura, degli errori tipografici, del senso, della correttezza della sintassi e della fedeltà della versione.
[pp. 14-5.]

Il secondo è nel racconto L’avventura delle bozze:

Daniel sorrise nuovamente.
«No», disse, «è lei che parte da un ragionamento sbagliato. Lei si riferisce alla lettura comune, ma non alla lettura di bozze. Probabilmente lei leggerebbe più velocemente di un correttore abituato, perché non ha esperienza».
Il commissario si mise a ridere.
«Questa sì che è buona», disse. «Io leggerei più velocemente perché non ho esperienza? Allora, a cosa serve l’esperienza?»
«A leggere piano», rispose Daniel. «Il fine della lettura delle bozze è scoprire i refusi, gli errori di costruzione, le carenze della traduzione. Questo obbliga a una lettura lenta, sillabica. Nella lettura comune non si leggono le parole complete, sillaba per sillaba, lettera per lettera. Nella correzione delle bozze, sì. Per questo dico che lei leggerebbe con più rapidità, ma con minore efficacia, non tenendo conto di un gran numero di errori».
[p. 84.]

Antonio Russo De Vivo © 2018

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