I puntini di sospensione: una sciagura

Eco Il secondo diario minimoFu Umberto Eco, non troppo tempo fa – era il 1991 –, a definire sciagurati i puntini di sospensione […]. In Come mettere i puntini di sospensione, testo contenuto nella sezione “Istruzioni per l’uso” de Il secondo diario minimo (Bompiani, 1992), Eco calcava la mano su un’impressione che possono dare i famosi tre puntini: esitazione, come se chi li usa volesse smorzare l’impatto della frase:

Gli scrittori usano i puntini di sospensione solo alla fine della frase per indicare che il discorso potrebbe continuare (“e su questo argomento ci sarebbe ancora da dire, ma…”), e nel mezzo della frase o tra frasi quando si vuole segnalare la frammentarietà del testo (“Quel ramo del lago di Como… vien, quasi a un tratto, a ristringersi”). I non scrittori usano i puntini per farsi perdonare una figura retorica che giudicano troppo azzardata: “Era infuriato come… un toro.”

[…]

Usa [il non-scrittore] i puntini come lasciapassare: vuole fare la rivoluzione, ma con l’autorizzazione dei carabinieri.
[p. 147.]

Più articolato, invece, è l’uso che si può fare di questo segno d’interpunzione.
Luca Serianni in Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria (UTET, 2006), precisato che i puntini sono sempre e solo tre e vanno posposti, dice che indicano “sospensione, reticenza, allusività”, ma distingue anche un uso “brillante”, come quando si vuole sottolineare che si sta facendo una battuta o un gioco di parole (Serianni per questi casi cita la «Settimana Enigmistica»: «Si… stringe in due!» = matrimonio).
È questa funzione espressiva a fare dei puntini di sospensione un segno abusato e, dunque, una sciagura per il lettore. Li si sparge tra le frasi spesso con tale inopportuna generosità da giustificare la distinzione snobistica di Eco tra scrittori e non-scrittori (distinzione che oggi possiamo considerare quasi decaduta): svelano una scarsa professionalità dello scrivente, contraddistinguono un esercizio amatoriale della scrittura.
Non basta l’eccezione illustre di Paolo Volponi, che come fa notare Francesca Serafini in Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura (Laterza, 2012) pure vi abbondava (ma in lui appaiono un tratto stilistico da Scrittore), a farci cambiare idea.

I puntini di sospensione andrebbero usati con moderazione, se non evitati, tanto è difficile, oggi, evitare di indurre un senso di fastidio, come se ci si trovasse al cospetto di un eccesso, di un qualcosa di troppo.

Antonio Russo De Vivo © 2018

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