La zona grigia dell’editoria

Se considerassimo il self-publishing*, che mi piace immaginare come andare in una stamperia e costruirsi il proprio libro, allo stesso modo di un gruppo musicale che si autoproduce?
Se lo considerassimo addirittura più dignitoso di una pubblicazione con una piccola casa editrice che, seppur per motivi comprensibili oggi, non riesce a corrispondere royalties né a seguire il libro?

Questo è quanto non avrei pensato diversi anni fa, questo è quanto non riesco a non pensare oggi, al netto anche di librerie indipendenti in via di estinzione, di cataloghi che cambiano, ecc. ecc.
Cosa da fare: organizzare un concorso letterario solo per libri autoprodotti, utile a scoprire qualcosa, utile a vedere come si sviluppa questo fenomeno.

* Qui c’è un errore terminologico: in seguito alle differenze fatte osservare da Vanni Santoni [le autoproduzioni dialogano con la “comunità letteraria” – e quindi con il discorso culturale nel suo complesso – mentre il SP è una piattaforma autoreferenziale], intendo qui “autoproduzione”, e però la proposta potrebbe essere allargata anche al self-publishing.

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