Autore: correzionedibozze

Antonio Russo De Vivo è laureato in Lettere Moderne e specializzato in Filologia Moderna. Ha preso parte ad antologie di racconti. È stato condirettore, dal 2012 al 2014, della rivista culturale on line «Il Pickwick» (www.ilpickwick.it). Dal 2014 è tra i curatori del lit-blog «CrapulaClub» (http://www.crapula.it/). Ha pubblicato racconti sui lit-blog «Scrittori Precari» (http://scrittoriprecari.wordpress.com/) ed «Extravesuviana» (http://extravesuviana.com/). Un suo racconto è apparso sul sito web della rivista «Nuovi Argomenti» (http://www.nuoviargomenti.net/). Svolge lavori di editing e di consulenza editoriale (https://correzionedibozze.wordpress.com/).

Lo stile. La lezione di Tommi Musturi, fumettista

Le cose della letteratura non sono solo nel campo della letteratura. Oltrepassare il campo della letteratura e esplorare altri campi permette un ritorno al campo della letteratura con qualcosa o molto in più. Così non deve sorprendere che si possano dire cose sullo stile in letteratura riprendendo cose sullo stile nell’arte in generale e nel fumetto in particolare. Si consiglia di leggere e meditare il testo di Tommi Musturi (1975), fumettista finlandese, dal titolo La prigione dello stile [e un piano per evadere]. Riflessioni sullo stile e sul suo significato, contenuto in Cosmografie. Racconti scelti (traduzione di Irene Sorrentino, Fortepressa, 2018). (altro…)

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Sull’esistenza vera o presunta del “romanzo italiano standard”

C’è un capitolo di quel diario fantastico – nel senso di appartenente al macrogenere fantastico – che è Il libro nero (1951; Vallecchi, 1957) – sequel di GOG (1931) –, intitolato Opificio del romanzo, che per ragioni presto chiarite è giusto ricordare.
Mr. Gog, alter ego di Giovanni Papini, racconta la sua visita all’officina della Novel’s Company Ltd., società di cui è azionista. Al secondo capoverso ci viene descritta la società e leggendo il passo si sorride:

Fra tutti i prodotti di carta stampata, che vengono offerti al pubblico, il romanzo è quello più richiesto e quello più largamente vendibile, sì ch’è nata, nel cervello di un mio giovane amico, l’idea di farne una vera e propria industria per offrire ai consumatori, in grande quantità, un materiale standard. La fantasia al servizio del bisogno d’evasione: questa è la facile formula della Novel’s Company Ltd. Il romanzo – ch’è divenuto un oggetto di giornaliero consumo e, per molti, di prima necessità – non poteva esser lasciato alla vecchia produzione individuale e artigiana, all’iniziativa privata.
[p. 67.]

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La zona grigia dell’editoria

Se considerassimo il self-publishing*, che mi piace immaginare come andare in una stamperia e costruirsi il proprio libro, allo stesso modo di un gruppo musicale che si autoproduce?
Se lo considerassimo addirittura più dignitoso di una pubblicazione con una piccola casa editrice che, seppur per motivi comprensibili oggi, non riesce a corrispondere royalties né a seguire il libro? (altro…)

Show, don’t tell

Un monito si è diffuso, negli ultimi anni, tra gli aspiranti scrittori: “Show, don’t tell”. Non c’è scuola di scrittura creativa in cui non si oda, ex cathedra, la formula delle formule: “Show, don’t tell”. Editor più o meno carveriani, più o meno liberticidi, più o meno pronti a intervenire sul testo con le cesoie e con il loro celeberrimo “terzo occhio” (il famoso occhio esterno, super partes, e cioè l’occhio che trascende le passioni soggettive dello scrittore), tutti a un certo punto pronunciano con intransigenza e austerità e pedanteria e severità e altri sovrumani sentimenti professorali “La Regola” delle regole del giusto scrivere: “Show, don’t tell”. (altro…)

Il lettore di Finnegans Wake

Si narra che un tempo, in Italia, un lettore forte ma meno forte di quanto credesse si accinse a leggere la traduzione incompleta di Finnegans Wake di Joyce ignaro che fosse incompleta sicché, giunto alla fine che non era la fine, incapace di comprendere il disordine e l’incompletezza delle cose, abbandonò se stesso al fiume della vita. (altro…)

I puntini di sospensione: una sciagura

Eco Il secondo diario minimoFu Umberto Eco, non troppo tempo fa – era il 1991 –, a definire sciagurati i puntini di sospensione […]. In Come mettere i puntini di sospensione, testo contenuto nella sezione “Istruzioni per l’uso” de Il secondo diario minimo (Bompiani, 1992), Eco calcava la mano su un’impressione che possono dare i famosi tre puntini: esitazione, come se chi li usa volesse smorzare l’impatto della frase: (altro…)

L’uso dei particolari: da Barthes a Joyce

L’idea che ho io della scrittura come mestiere è che ogni parola o frase, ogni elemento della narrazione debba essere, secondo un ordine gerarchico, o necessario o utile o bello. Perché un racconto o un romanzo funzionino, l’insieme delle parti che lo compongono “devono” essere collocate nel posto giusto e nel modo giusto: la narrazione è architettura, costruzione di un edificio, di un parco, di una città, di un mondo. Ogni parte deve avere uno scopo, in linea con il complesso. Sembra di riproporre il funzionalismo in letteratura; in parte è così. Si deve sapere cosa si vuole raccontare, poi come raccontarlo in relazione al cosa: uscire dal legame “cosa-come” è il più delle volte causa di problemi, il superfluo è materiale pregiato che sanno manipolare in pochi. (altro…)