Articoli, recensioni et similia

I 25 racconti per me più belli del 2018 [litblog e riviste online]

Questa è la mia personale e opinabile classifica dei racconti più belli del 2018 pubblicati su litblog e riviste online. Per me è importante: sono certo che la forma racconto abbia trovato uno spazio alternativo all’editoria, quello del web, per cui la situazione attuale è che ottimi racconti sono in rete e presumibilmente alcuni di questi, per svariati motivi, non verranno mai pubblicati su carta. (altro…)

Annunci

Sull’esistenza vera o presunta del “romanzo italiano standard”

C’è un capitolo di quel diario fantastico – nel senso di appartenente al macrogenere fantastico – che è Il libro nero (1951; Vallecchi, 1957) – sequel di GOG (1931) –, intitolato Opificio del romanzo, che per ragioni presto chiarite è giusto ricordare.
Mr. Gog, alter ego di Giovanni Papini, racconta la sua visita all’officina della Novel’s Company Ltd., società di cui è azionista. Al secondo capoverso ci viene descritta la società e leggendo il passo si sorride:

Fra tutti i prodotti di carta stampata, che vengono offerti al pubblico, il romanzo è quello più richiesto e quello più largamente vendibile, sì ch’è nata, nel cervello di un mio giovane amico, l’idea di farne una vera e propria industria per offrire ai consumatori, in grande quantità, un materiale standard. La fantasia al servizio del bisogno d’evasione: questa è la facile formula della Novel’s Company Ltd. Il romanzo – ch’è divenuto un oggetto di giornaliero consumo e, per molti, di prima necessità – non poteva esser lasciato alla vecchia produzione individuale e artigiana, all’iniziativa privata.
[p. 67.]

(altro…)

La zona grigia dell’editoria

Se considerassimo il self-publishing*, che mi piace immaginare come andare in una stamperia e costruirsi il proprio libro, allo stesso modo di un gruppo musicale che si autoproduce?
Se lo considerassimo addirittura più dignitoso di una pubblicazione con una piccola casa editrice che, seppur per motivi comprensibili oggi, non riesce a corrispondere royalties né a seguire il libro? (altro…)

Il lettore di Finnegans Wake

Si narra che un tempo, in Italia, un lettore forte ma meno forte di quanto credesse si accinse a leggere la traduzione incompleta di Finnegans Wake di Joyce ignaro che fosse incompleta sicché, giunto alla fine che non era la fine, incapace di comprendere il disordine e l’incompletezza delle cose, abbandonò se stesso al fiume della vita. (altro…)

Glossario imperfetto dei generi letterari

AUTOFICTION: il termine è stato coniato nel 1977 dallo scrittore francese Serge Doubrovsky in riferimento a un genere narrativo in cui l’autore stesso è protagonista, a prescindere dalla veridicità o finzione dei fatti narrati.

DISTOPIA: il termine nasce in contrapposizione a utopia (società o comunità politica o religiosa ideale; modello). La distopia è una società o comunità ipotetica e immaginaria (per lo più futura, da qui l’uso del termine per indicare una ramificazione della fantascienza oggi molto feconda) in cui emergono cortocircuiti, paradossi, problematiche sociali, politiche e tecnologiche fino a forzare una visione catastrofica o apocalittica della stessa. (altro…)

Perché è difficile parlare male di un libro

Secondo una scuola di pensiero che pare assai buona e giusta, di un libro non si dovrebbe parlare mai male. Ma questa non è la mia scuola. Secondo la mia scuola di pensiero che pare cattiva e invece è proprio il contrario, e di quella buona è anche più buona, si deve parlare male dei libri perché ci sono cose che ci piacciono e cose che no, ci sono cose ottime o semplicemente buone o, ahimè, mediocri, ed esercitare la propria libertà di opinione negativa sui libri – ma intendo opinione negativa in una modalità positiva, cioè sincera e non condizionata – alimenta il più importante circuito virtuoso in campo artistico: quello delle differenze, cioè quello che permette di distinguere il più bravo dal meno bravo, chi ha talento da chi non lo ha, il libro da lodare da quello che invece no, di lodi non ne merita. (altro…)

Il 10 e l’11: il calcio veloce di Marco Marsullo e quello ragionato di Fabrizio Gabrielli

C’è questo racconto di Davide Enia, La corsa senza fine del numero 8 si chiama, che sta proprio in mezzo a Sforbiciate. Storie di pallone ma anche no (Piano B, 2012) di Fabrizio Gabrielli (gran libro!), in cui si disquisisce di numeri. Enia parla degli altri tempi, quelli della Fiat 500 e 127, del PC e del 13 al totocalcio, e ne parla solo per spiegarci i numeri di maglia. “A quei tempi non si era un cognome su una maglietta griffata. A quei tempi si era un numero. E il numero aveva un compito”, è questo che lui vuole dire in tutto il racconto, attraverso i numeri: c’era un’altra visione del mondo, allora, più semplice, e con determinate certezze.

(altro…)