Note di scrittura creativa

Lo stile. La lezione di Tommi Musturi, fumettista

Le cose della letteratura non sono solo nel campo della letteratura. Oltrepassare il campo della letteratura e esplorare altri campi permette un ritorno al campo della letteratura con qualcosa o molto in più. Così non deve sorprendere che si possano dire cose sullo stile in letteratura riprendendo cose sullo stile nell’arte in generale e nel fumetto in particolare. Si consiglia di leggere e meditare il testo di Tommi Musturi (1975), fumettista finlandese, dal titolo La prigione dello stile [e un piano per evadere]. Riflessioni sullo stile e sul suo significato, contenuto in Cosmografie. Racconti scelti (traduzione di Irene Sorrentino, Fortepressa, 2018). (altro…)

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Show, don’t tell

Un monito si è diffuso, negli ultimi anni, tra gli aspiranti scrittori: “Show, don’t tell”. Non c’è scuola di scrittura creativa in cui non si oda, ex cathedra, la formula delle formule: “Show, don’t tell”. Editor più o meno carveriani, più o meno liberticidi, più o meno pronti a intervenire sul testo con le cesoie e con il loro celeberrimo “terzo occhio” (il famoso occhio esterno, super partes, e cioè l’occhio che trascende le passioni soggettive dello scrittore), tutti a un certo punto pronunciano con intransigenza e austerità e pedanteria e severità e altri sovrumani sentimenti professorali “La Regola” delle regole del giusto scrivere: “Show, don’t tell”. (altro…)

L’uso dei particolari: da Barthes a Joyce

L’idea che ho io della scrittura come mestiere è che ogni parola o frase, ogni elemento della narrazione debba essere, secondo un ordine gerarchico, o necessario o utile o bello. Perché un racconto o un romanzo funzionino, l’insieme delle parti che lo compongono “devono” essere collocate nel posto giusto e nel modo giusto: la narrazione è architettura, costruzione di un edificio, di un parco, di una città, di un mondo. Ogni parte deve avere uno scopo, in linea con il complesso. Sembra di riproporre il funzionalismo in letteratura; in parte è così. Si deve sapere cosa si vuole raccontare, poi come raccontarlo in relazione al cosa: uscire dal legame “cosa-come” è il più delle volte causa di problemi, il superfluo è materiale pregiato che sanno manipolare in pochi. (altro…)

Protagonista: correttore di bozze. Gli Ammonitori, Cena

A breve dalla lettura di Variazioni in rosso di Rodolfo Walsh, mi imbatto ancora in un correttore di bozze – un caso raro: quanti correttori di bozze sono protagonisti e eroi di storie? nessuno, pensavo.
Il libro è Gli Ammonitori (1904; a cura di Folco Porinari, Einaudi, 1976), autore fu Giovanni Cena (1870-1917), poeta; è il suo unico romanzo, recuperato da Italo Calvino nella collana einaudiana Centopagine e così proposto dallo stesso in quarta di copertina: «non è certo come esempio di bella letteratura che lo presentiamo, ma come un calderone di fermenti umanitari, miserabilisti, scientisti, nietzschiani e bohémiens da cui comincia a prendere forma una coscienza socialista in Italia alla fine dell’Ottocento». Calvino premia, dunque, non la qualità della narrazione, ma l’importanza del documento. Eppure in corso di lettura Gli Ammonitori si fa piacere, vicino al tono pessimistico e fatalista de I miserabili (1862) di Victor Hugo, mi ricorda un breve cupo romanzo posteriore, Scala a San Potito (1950) di Luigi Incoronato: in entrambi c’è un intellettuale vicino alle idee di sinistra che, troppo sensibile al contatto quotidiano con povertà, malattia e morte – si tratti di Torino di fine Ottocento (Gli Ammonitori) o di Napoli del secondo dopoguerra (Scala a San Potito), la miseria è la medesima –, sente la necessità di agire, di risollevare i poveri da un destino che pare ineluttabile. (altro…)

Elogio del correttore di bozze, Rodolfo Walsh

Variazioni in rosso (1953; traduzione di Eleonora Mogavero, Sur, 2015) è il primo libro di Rodolfo Walsh (1927-1977), che fu correttore di bozze e traduttore per la casa editrice Hachette, poi scrittore, giornalista e attivista politico – iniziò il genere romanzo-reportage (o non fiction) con Operazione Massacro (1957), un’opera che testimonia (e risolve, utilizzando gli stilemi del poliziesco) una esecuzione sommaria di civili a opera di forze armate antiperoniste; dal 1977 è uno dei tanti dei desaparecidos della dittatura di Videla. (altro…)

Autore vs. narratore: chi racconta la storia?

Tutti dovrebbero sapere che, in un’opera letteraria, autore e narratore non coincidono, non sono la stessa persona, salvo nel caso di opere autobiografiche. L’autore è la persona reale che crea l’opera, il narratore è la persona fittizia che, all’interno dell’opera, racconta la storia – sicché il narratore è creazione dell’autore. (altro…)