alcol

Insetti. Malcolm Lowry

“A un tratto, il Console si alzò, tremando in tutte le membra; ma non era dello scorpione che si preoccupava. Era che, tutto a un tratto, le esili ombre di chiodi isolati, macchie di zanzare assassinate, le stesse crepe e cicatrici del muro avevano cominciato a formicolare, così che, in qualunque direzione egli guardasse, un altro insetto nasceva, mettendosi immediatamente a contorcersi verso il suo cuore. Era come se, e ciò era più spaventoso, l’intero universo degli insetti si fosse in qualche modo fatto sotto e ora lo stringesse da presso, gli si gettasse contro. Per un momento la bottiglia di tequila in fondo al giardino scintillò sulla sua anima, quindi il Console mosse incespicando fino in camera sua.”

[p. 166]
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Sangue di cane. Veronica Tomassini

“Marcin era morto. Io avevo i pidocchi. Cioè successe nello stesso momento, Marcin cagava sangue, stava morendo, beveva e cagava sangue. Io invece avevo prurito ovunque, dietro la nuca soprattutto. ‘C’hai la rogna’, mi diceva Tano, il pescatore, l’amico di Ivona. Ma Ivona stava con Marcin e Marcin stava morendo perché cagava sangue.”

Dal principio di Sangue di cane, Veronica Tomassini sbatte in faccia al lettore alcune parole chiave che ritorneranno spesso: morte, merda, sangue. Si capisce subito che questo libro mal si adatta a chi è in cerca di qualcosa di rassicurante, positivo, imbellettato di quieto vivere e di perle di saggezza. Sangue di cane è umorale, putrido, purulento, popolato di emarginati.
Una donna qualunque racconta la sua storia d’amore con un polacco randagio. La storia si erge a saga polacca, e i polacchi bevono, si prostituiscono, muoiono; si muore tanto, tra queste pagine.
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