Antoine Volodine

Antoine Volodine: il ritorno della ‘narrazione’ e lo scrittore molteplice

Antoine Volodine con Angeli minori (1999) ci costringe a un vertiginoso doppio salto a ritroso: l’opera non è un romanzo, ma una raccolta di 49 narrat, dunque un ritorno alla «narrazione»; l’opera, per contenuti, è costruzione di immaginario di un mondo altro, cosa che crea fascinazione e spaesamento in noi, generazioni dell’inesperienza, che troppo abbiamo visto e vediamo attraverso gli schermi.
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“Undici sogni neri” di Manuela Draeger (Antoine Volodine)

Manuela Draeger non è una scrittrice. Manuela Draeger è Antoine Volodine.
Volodine è uno pseudonimo di un uomo che non conosciamo, e che firma i suoi libri usando anche tre eteronimi — Elli Kronauer, Manuela Draeger e Lutz Bassmann — che potrebbero essere di più ma non tutto può esserci chiaro.
La centralità di Volodine è confermata dalla pubblicazione di Le post-exotisme en dix leçons, leçon onze (1998), una sorta di manifesto letterario di un collettivo di scrittori di cui fanno parte Elli Kronauer, Manuela Draeger e Lutz Bassmann. Il post-esotismo è “una letteratura partita dall’altrove e diretta verso l’altrove, una letteratura straniera che accoglie molteplici tendenze e correnti, di cui la maggior parte rifiuta l’avanguardismo sterile” (Le post-exotisme en dix leçons, leçon onze, citato da Andrea Inglese su «Nazione Indiana», 6 aprile 2009).
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Antoine Volodine: “Scrittori” e Potere

Antoine Volodine è uno scrittore francese di famiglia di origini russe nato il 1949 o il 1950. Solo che Volodine è lo pseudonimo di un uomo che non conosciamo, e che firma i suoi libri usando anche tre eteronimi: Elli Kronauer, Manuela Draeger e Lutz Bassmann. Totale quattro, come fu per Pessoa. Ma magari ne sono di più e non lo sappiamo. E per fortuna che c’è Beckett a toglierci di imbarazzo: “che importa chi parla, qualcuno ha detto, che importa chi parla”. Lo cita Michel Foucault in una conferenza (Collège de France, 22 febbraio 1969), Che cos’è un autore? (Scritti letterari, p. 3), in cui discute l’eclissi dell’autore e a tal proposito, riferendosi proprio alle parole del drammaturgo irlandese, dice che “è in questa indifferenza, penso, che bisogna riconoscere uno dei principi etici fondamentali della scrittura contemporanea”, intendendo il principio etico come prassi. A Volodine o chi per lui è stato chiesto, ovviamente, il perché di tanti nomi, e lui o uno di lui, Volodine, che non è solo lui, ha risposto che gli interessa demolire l’idea romantica dell’autore padrone del mondo; ma questa è una risposta data da uno degli eteronimi, non è “la” risposta. Uno di questi eteronomi ha scritto molta fantascienza, e allora mi sovviene l’“interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica e in particolare la tesi di Hugh Everett III secondo la quale esisterebbero universi molteplici poiché l’universo/mondo tenderebbe a suddividersi con tutti i suoi componenti, osservatore incluso, aumentando le proprie copie. E così Volodine, Kronauer, Draeger, Bassmann e altri non sarebbero che copie di uno. Questa non è la verità, ma mi piacerebbe lo fosse, e poi che importa la verità?

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