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L’autore è assolutamente superfluo. Shimada Masahiko

“Quello che amo dei romanzi è che giungono comunque a conclusione, a prescindere che li si scriva. Disseziono storie pensate da altri, poi conferisco loro un nesso logico, cambio i nomi e appongo la mia firma. L’autore è assolutamente superfluo. Il romanzo è nato come genere impuro, un cimitero in cui confluiscono le parole precipitate da vari telai: mitologia, dicerie, leggende, narrazioni. Il romanziere raccoglie quanto viene detto o scritto altrove e tumula il tutto in un’unica fossa. E già che c’è, ci si butta dentro pure lui lasciando fuori solo la testa come stele. Un autore è quindi tutt’al più una stele, meglio per lui che abbia un bel volto. (altro…)

Michel Foucault: che cos’è un autore

“Del tema che sceglierei come punto di partenza trovo la formulazione in Beckett: ‘Che importa chi parla, qualcuno ha detto, che importa chi parla.’ È in questa indifferenza, penso, che bisogna riconoscere uno dei principi etici fondamentali della scrittura contemporanea. Dico ‘etico’ perché questa indifferenza non è tanto un tratto che caratterizza la maniera di parlare o di scrivere, quanto piuttosto una sorta di regola immanente, sempre ripresa e mai applicata del tutto, un principio che non segna la scrittura come risultato, ma che la domina come prassi. […]
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Edmond e Jules de Goncourt: memorie di vita letteraria

“La letteratura si è innalzata dal fatto alla causa, dalla cosa all’anima, dall’azione all’uomo, da Omero a Balzac.”
(p. 28)

“Il realismo nasce ed esplode nel momento in cui il dagherrotipo e la fotografia mostrano quanto l’arte differisca dal vero.”
(ibid.)

“In un libro gli autori devono comportarsi come la polizia: essere dappertutto e non mostrarsi mai.”
(p. 46)

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Assaggi da Hugo von Hofmannsthal. Five easy pieces su autori, personaggi, talento e genio

“Un autore, voglia o non voglia, lotta sempre contro il suo tempo. Egli impara a sentire tutte le opposizioni dell’epoca, ma non saprà mai finché vive se i pesi che minacciavano di schiacciarlo fossero di ferro o di carta.”
[Hugo von Hofmannsthal, Il libro degli amici (1922), a cura di Gabriella Bemporad, Milano, Adelphi, 1992, p. 75]
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