bestiario

Ora vado a ronzar come gl’insetti. Carlo Michelstaedter

Giaccio fra l’erbe
sulla schiena del monte, e beve il sole
il mio corpo che il vento m’accarezza
e sfiorano il mio capo i fiori e l’erbe
ch’agita il vento
e lo sciame rombante degl’insetti. –
Delle rondini il volo affaccendato
segna di curve rotte il cielo azzurro
e trae nell’alto vasti cerchi il largo
volo dei falchi…
Vita?! Vita?! qui l’erbe, qui la terra,
qui il vento, qui gl’insetti, qui gli uccelli,
e pur fra questi sente vede gode
sta sotto il vento a farsi vellicare
sta sotto il sole a suggere il calore
sta sotto il cielo sulla buona terra
questo ch’io chiamo «io», ma ch’io non sono.
No, non son questo corpo, queste membra
prostrate qui fra l’erbe sulla terra,
più ch’io non sia gl’insetti o l’erbe o i fiori
o i falchi su nell’aria o il vento o il sole.
Io son solo, lontano, io son diverso.
altro sole, altro vento e più superbo
volo per altri cieli è la mia vita….
Ma ora qui che aspetto? e la mia vita
perché non vive, perché non avviene?
Che è questa luce, che è questo calore,
questo ronzar confuso, questa terra,
questo cielo che incombe? M’è straniero
l’aspetto d’ogni cosa, m’è nemica
questa natura! basta! voglio uscire
da questa trama d’incubi! la vita!
la mia vita! il mio sole! (altro…)

Insetti. Malcolm Lowry

“A un tratto, il Console si alzò, tremando in tutte le membra; ma non era dello scorpione che si preoccupava. Era che, tutto a un tratto, le esili ombre di chiodi isolati, macchie di zanzare assassinate, le stesse crepe e cicatrici del muro avevano cominciato a formicolare, così che, in qualunque direzione egli guardasse, un altro insetto nasceva, mettendosi immediatamente a contorcersi verso il suo cuore. Era come se, e ciò era più spaventoso, l’intero universo degli insetti si fosse in qualche modo fatto sotto e ora lo stringesse da presso, gli si gettasse contro. Per un momento la bottiglia di tequila in fondo al giardino scintillò sulla sua anima, quindi il Console mosse incespicando fino in camera sua.”

[p. 166]
(altro…)

Il ghepardo. Jim Carroll

Se non fai niente per farti vedere, ma vedere sul serio, uno di quelli che la gente segna a dito, allora non meriti nemmeno di essere visto. […] È un problema di presenza, ma non di quella che ti sbatti per farti notare, qui si tratta di presenza subdola, timida (è solo una messinscena, perché si sta sempre allerta). La presenza del ghepardo e non quella dello scimpanzé. Ce l’hanno tutti e due, ma lo scimpanzé deve star lì a far numeri tutto il giorno per farsi notare, mentre il ghepardo, che è un tipo riservato, se ne sta seduto in tutta nonchalance o si muove per un secondo o due nella sua andatura sexy.”

[p. 92]
(altro…)

Assaggi da William S. Burroughs. Five easy pieces sui gatti

“4 maggio 1985. Sto preparando le cose da portarmi via per un breve viaggio a New York, dove devo andare a discutere con Brion [Gysin] del libro sul gatto. Nella stanza davanti, dove stanno i gattini, Calico Jane ne sta allattando uno nero. Prendo il borsone. Mi sembra pesante. Guardo dentro e ci sono gli altri quattro suoi gattini.
«Abbi cura dei miei piccoli. Portateli dietro dovunque tu vada».”
(p. 9)

(altro…)

H.G. Wells e il coniglio di Henry James. Ovvero dei conflitti di genere

“Egli trascura tutto ciò che richiede una discussione a parte, o una digressione. Ad esempio, egli omette le opinioni: in tutti i suoi romanzi, cercherete invano persone con ben definite opinioni politiche, o persone con convinzioni religiose, o che dimostrino un chiaro partito preso, o una passione, o delle estrosità, e che siano intente a raggiungere qualcosa di specifico e impersonale. Non vi sono poveri dominati dall’imperativo del sabato sera o del lunedì mattina, non vi sono tipi di sognatori — e non viviamo, tutti noi, più o meno, di sogni? E nessuno che sia mai decentemente smemorato. Prima di cominciare la sua storia, egli cancella tutta questa parte dell’esperienza umana. È come pulire il coniglio prima di mandarlo in tavola per cena.

[H.G. Wells, Boon (1915), in Robert E. Scholes, Eric S. Rabkin, Fantascienza. Storia – Scienza – Visione (1977), trad. it. di Giovanna Orzalesi Liborio, Pratiche, 1979, pp. 30-1]

Tra H.G. Wells (1866-1946) — a tutti noto per classici della fantascienza come La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau e altri — ed Henry James (1843-1916) — a tutti noto per classici della letteratura come Ritratto di signora, Il giro di vite e altri — vi fu una disputa in cui venivano contrapposte quelle che oggi definiremmo narrativa “alta” e narrativa “bassa”. (altro…)

Delle Sinapsi di Matteo Galiazzo e dei calamari di Huxley

Volevo iniziare così.
I cefalopodi sono molluschi marini di dimensione assai variabile e di cervello piuttosto grosso. Tra questi il calamaro Loligo pealei si distinse, negli anni quaranta, per essersi immolato agli studi di Alan Hodgkin e Andrew Huxley. Senza il calamaro Loligo pealei, dal sistema nervoso semplice e dai grandi assoni, non si sarebbe ben compresa la struttura delle sinapsi, ossia dei punti di contatto tra due cellule nervose necessarie a propagare gli impulsi come scariche elettriche. Andrew Huxley era il fratellastro di Aldous, quello de Le porte della percezione, per dire.
Poi mi è venuta in mente la storia di quella donna che avrebbe partorito dei calamari dalla bocca (http://www.giornalettismo.com/archives/384233/la-donna-che-partorisce-calamari/). Una storia curiosa, di quelle che girano sul web ad impatto virale, non si sa quanto vere, piuttosto inutili, ma di ottimo intrattenimento.
(altro…)