classici

Amore e metafore. Gustave Flaubert

“Lui se l’era sentite dire tante volte, queste cose, che non poteva trovarvi più nulla di originale. Emma era tale e quale a tutte le altre sue amanti; e l’incanto della novità, cadendo a poco a poco come una veste, metteva a nudo l’eterna monotonia della passione che non cambia mai forma, non cambia mai linguaggio. Non sapeva distinguere, lui uomo essenzialmente pratico, la diversità dei sentimenti sotto l’identità delle espressioni. (altro…)

Annunci

Saviano e il divenire-Savastano

Seconda puntata della seconda serie di Gomorra. Il boss Pietro Savastano, latitante, personaggio ispirato a Paolo Di Lauro, è nascosto in Germania. Lo raggiunge il figlio Genny, dall’Honduras a Colonia passando per Roma. I due devono comprare armi. Un mattino vediamo don Pietro in bagno che prepara un cocktail di psicofarmaci. Don Pietro per riuscire a evadere dal carcere si è finto pazzo. Per sopravvivere alla latitanza, alla fuga continua da Stato e nemici, i farmaci sono necessari.

Ne Il pericolo di leggere, testo che introduce La bellezza e l’inferno. Scritti 2004-2009 (Mondadori, 2009), Roberto Saviano racconta la sua particolare latitanza – il latitante scappa dallo Stato, lui da quell’anti-stato che è la camorra – con parole che non si lasciano dimenticare facilmente.

«Ho scritto in una decina di case diverse, nessuna abitata per più di qualche mese. Tutte piccole o piccolissime, tutte, ma proprio tutte, dannatamente buie.» (p. 7)

«Gli alberghi tutti uguali da dove sono passato in questi anni e che ho sempre continuato a odiare. Anche le camere di quegli alberghi sono buie e non ci sono finestre da poter aprire. Non ci sono finestre, non c’è aria. Di notte sudi.» (p. 8)

«Più spesso ancora ho vissuto nelle stanze di una caserma dei carabinieri. Dentro le narici l’odore del grasso degli anfibi dei miei vicini appuntati, nelle orecchie il sottofondo della televisione che trasmetteva partite di calcio e le loro bestemmie […]. Sabato, domenica, giorni mortali. Nel ventre quasi vuoto e immobile di una grande, vecchia balena fatta per operare. Mentre fuori intuisci movimento, senti grida, c’è il sole, è già estate.» (p. 9)

Nel 2014, Saviano in un’intervista a «El Pais» (riportata in parte su «Il Fatto Quotidiano») si abbandona alla confessione:

“Bisogna considerare che non posso disporre della mia vita senza chiedere autorizzazione. Né uscire o entrare quando voglio, né frequentare le persone che voglio senza doverle nascondere nel timore di rappresaglie. A volte mi domando se finirò in un ospedale psichiatrico. Sul serio – dice lo scrittore – già adesso ho bisogno di psicofarmaci per tirare avanti e non era mai accaduto prima. Non ne faccio abuso, ma a volte ne ho necessità. E questa cosa non mi piace per nulla.”

Pare che una oscura nemesi – il male che vince – abbia fatto cadere Saviano, l’eroe che con il libro Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra (Mondadori, 2006) fece accendere i riflettori sulla camorra pagando con la scorta e la vita in fuga un successo mai immaginato. Eroe a ventisette anni. In fuga da dieci.

Assistiamo con un certo stupore, attraverso la visione della serie Gomorra da lui stesso ideata e co-sceneggiata, al divenire-Savastano di Saviano. (altro…)

Seminario sui luoghi comuni. I classici insegnano a scrivere

Francesco Pacifico, in Seminario sui luoghi comuni. Imparare a scrivere (e a leggere) con i classici, riporta e commenta 37 passi tratti da alcuni classici della letteratura.
Calvino diceva che “i classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale” (Italiani, vi esorto ai classici, «L’Espresso», 28 giugno 1981, in Perché leggere i classici, Mondadori, 1991). I classici risuonano, dunque, e questo effetto risonanza, aggiungerebbe Pacifico, può essere utile nella pratica del mestiere di scrivere. Pacifico, in questo libro, non fa altro che ‘tracciare la risonanza’: ricopia su computer i classici e in tal modo sente passare, seppur per un attimo, sulle dita le parole che hanno fatto la storia della letteratura. (altro…)