Come scrivere felici

COME SCRIVERE FELICI /04: “PIANIFICARE”

Gustave Flaubert, come sappiamo, fu maestro di Guy de Maupassant. Io tra i due preferisco il secondo, ma questo è un altro discorso. Ad interessarci sono i suggerimenti dell’affermato e maturo scrittore all’apprendista tale; dalla strana e affascinante biografia scritta da Alberto Savinio come introduzione ad una raccolta di novelle, Maupassant e “l’Altro” (1944), leggiamo: (altro…)

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Come scrivere felici /03: “l’esattezza”

Italo Calvino dedicò una delle sue Lezioni americane proprio all’esattezza.
Mi riferisco alla terza lezione: Exactitude.
Le Lezioni americane, incentrate sui valori letterari da preservare per il prossimo millennio – e cioè quello che stiamo vivendo -, dovevano recare il titolo Six memos for the next millennium (Sei proposte per il prossimo millennio), ma Calvino morì prima di tenere il ciclo di conferenze all’Università di Harvard (anno accademico 1985-1986). Così ci sono pervenute, in una pubblicazione postuma (Garzanti, 1988), cinque delle sei lezioni previste: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità.
Ebbene, io obbligherei a leggere questo libro precipuamente per studiare la lezione sull’esattezza.
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Come scrivere felici /02: “le scelte”

Molti tendono a mettere su carta qualsiasi idea passi loro per la testa. E magari, nel migliore dei casi, sono anche tutte idee brillanti. Il problema è che quando si scrive un articolo o un saggio o anche altro occorre fare delle scelte, non si può dire tutto, altrimenti ne sortirebbe un pezzo sovrabbondante. Scrivere è come cucinare: ci sono quei pranzi di matrimonio in cui c’è tanta roba e se ne esce distrutti, e poi ci sono quelle cenette in cui si scelgono alcune portate e se ne esce deliziati e non del tutto sazi. Un testo, forse, non dovrebbe mai saziare del tutto; dovrebbe, al contrario, lasciare ancora campo al desiderio in modo da mantenere una sua alta carica seduttiva.

Come scrivere felici /01: “il Titolo”

Se dovessi scrivere un romanzo, un racconto, una poesia, ecc. ecc., l’ultima cosa cui penserei è proprio il titolo. È vero che quello se ne sta lì, in alto, prima di tutto e in bella vista, eppure a pensarci per primo si perde solo tempo. Scegliere il titolo è come scalare le montagne: prima della cima ci sta tanto da fare, si fa una gran fatica, e capita pure che ci si fermi e si torni indietro, ma poi, quando si arriva, si piazza la bandierina, e solo allora si può dire «siamo qui»; abbiamo fatto tutto, ora ci resta il titolo. Ovvero un’altra montagna.

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