Curzio Malaparte

Sangue di cane. Veronica Tomassini

“Marcin era morto. Io avevo i pidocchi. Cioè successe nello stesso momento, Marcin cagava sangue, stava morendo, beveva e cagava sangue. Io invece avevo prurito ovunque, dietro la nuca soprattutto. ‘C’hai la rogna’, mi diceva Tano, il pescatore, l’amico di Ivona. Ma Ivona stava con Marcin e Marcin stava morendo perché cagava sangue.”

Dal principio di Sangue di cane, Veronica Tomassini sbatte in faccia al lettore alcune parole chiave che ritorneranno spesso: morte, merda, sangue. Si capisce subito che questo libro mal si adatta a chi è in cerca di qualcosa di rassicurante, positivo, imbellettato di quieto vivere e di perle di saggezza. Sangue di cane è umorale, putrido, purulento, popolato di emarginati.
Una donna qualunque racconta la sua storia d’amore con un polacco randagio. La storia si erge a saga polacca, e i polacchi bevono, si prostituiscono, muoiono; si muore tanto, tra queste pagine.
(altro…)

Annunci

La verità in letteratura. Curzio Malaparte

«Mi piacerebbe sapere» disse Pierre Lyautey volgendosi a me con garbata ironia «che cosa c’è di vero in tutto quel che raccontate in Kaputt.»
«Non ha alcuna importanza» disse Jack «se quel che Malaparte racconta è vero, o falso. La questione da porsi è un’altra: se quel ch’egli fa è arte, o no.»
«Non vorrei essere scortese con Malaparte, che è mio ospite» disse il Generale Guillaume «ma penso che in Kaputt egli si prenda gioco dei suoi lettori.»
«Nemmeno io vorrei essere scortese con voi» replicò Jack vivamente «ma penso che abbiate torto.»
«Non ci darete a credere» disse Pierre Lyautey «che a Malaparte sia realmente capitato tutto quel che racconta in Kaputt. È mai possibile che càpiti tutto a lui? A me non accade mai nulla!»
«Ne siete ben sicuro?» disse Jack socchiudendo gli occhi.
«Vi prego di scusarmi» dissi finalmente volgendomi al Generale Guillaume «se son costretto a rivelarvi che poco fa, a questa stessa tavola, mi è capitata la più straordinaria avventura della mia vita. Non ve ne siete accorti, perché sono un ospite bene educato. Ma dal momento che mettete in dubbio la verità di quel che io narro nei miei libri, permettete che vi racconti quel che m’è capitato poco fa, qui, davanti a voi.»

[C. Malaparte, La pelle. Storia e racconto (1949), a cura di Caterina Guagni e Giorgio Pinotti, Milano, Adelphi, 2010, p. 284]


Malaparte
in Kaputt (1944) aveva narrato il suo avventuroso peregrinare in un’Europa devastata dal secondo conflitto mondiale, un’Europa popolata di animali fantastici e rappresentata come solo uno sguardo allucinato potrebbe: orrorifica, trasfigurata. (altro…)