fantascienza

Più pubblicità, meno poesia. Pohl & Kornbluth

“La correlazione è chiara. Più pubblicità, meno poesia. Il numero delle persone capaci di mettere insieme delle parole che sanno suscitare emozioni e commuovere e cantare è limitato. (altro…)

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Ballard e la ‘letteratura invisibile’

Intorno a noi oggi prolifera la letteratura invisibile: fax e posta elettronica, comunicati stampa e appunti d’ufficio, narrazioni di un genere oscuro avvolte in abiti metallizzati che notiamo a malapena mentre ci dirigiamo verso il duty-free. Ma un giorno nel prossimo futuro, (altro…)

H.G. Wells e il coniglio di Henry James. Ovvero dei conflitti di genere

“Egli trascura tutto ciò che richiede una discussione a parte, o una digressione. Ad esempio, egli omette le opinioni: in tutti i suoi romanzi, cercherete invano persone con ben definite opinioni politiche, o persone con convinzioni religiose, o che dimostrino un chiaro partito preso, o una passione, o delle estrosità, e che siano intente a raggiungere qualcosa di specifico e impersonale. Non vi sono poveri dominati dall’imperativo del sabato sera o del lunedì mattina, non vi sono tipi di sognatori — e non viviamo, tutti noi, più o meno, di sogni? E nessuno che sia mai decentemente smemorato. Prima di cominciare la sua storia, egli cancella tutta questa parte dell’esperienza umana. È come pulire il coniglio prima di mandarlo in tavola per cena.

[H.G. Wells, Boon (1915), in Robert E. Scholes, Eric S. Rabkin, Fantascienza. Storia – Scienza – Visione (1977), trad. it. di Giovanna Orzalesi Liborio, Pratiche, 1979, pp. 30-1]

Tra H.G. Wells (1866-1946) — a tutti noto per classici della fantascienza come La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau e altri — ed Henry James (1843-1916) — a tutti noto per classici della letteratura come Ritratto di signora, Il giro di vite e altri — vi fu una disputa in cui venivano contrapposte quelle che oggi definiremmo narrativa “alta” e narrativa “bassa”. (altro…)

Antoine Volodine: “Scrittori” e Potere

Antoine Volodine è uno scrittore francese di famiglia di origini russe nato il 1949 o il 1950. Solo che Volodine è lo pseudonimo di un uomo che non conosciamo, e che firma i suoi libri usando anche tre eteronimi: Elli Kronauer, Manuela Draeger e Lutz Bassmann. Totale quattro, come fu per Pessoa. Ma magari ne sono di più e non lo sappiamo. E per fortuna che c’è Beckett a toglierci di imbarazzo: “che importa chi parla, qualcuno ha detto, che importa chi parla”. Lo cita Michel Foucault in una conferenza (Collège de France, 22 febbraio 1969), Che cos’è un autore? (Scritti letterari, p. 3), in cui discute l’eclissi dell’autore e a tal proposito, riferendosi proprio alle parole del drammaturgo irlandese, dice che “è in questa indifferenza, penso, che bisogna riconoscere uno dei principi etici fondamentali della scrittura contemporanea”, intendendo il principio etico come prassi. A Volodine o chi per lui è stato chiesto, ovviamente, il perché di tanti nomi, e lui o uno di lui, Volodine, che non è solo lui, ha risposto che gli interessa demolire l’idea romantica dell’autore padrone del mondo; ma questa è una risposta data da uno degli eteronimi, non è “la” risposta. Uno di questi eteronomi ha scritto molta fantascienza, e allora mi sovviene l’“interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica e in particolare la tesi di Hugh Everett III secondo la quale esisterebbero universi molteplici poiché l’universo/mondo tenderebbe a suddividersi con tutti i suoi componenti, osservatore incluso, aumentando le proprie copie. E così Volodine, Kronauer, Draeger, Bassmann e altri non sarebbero che copie di uno. Questa non è la verità, ma mi piacerebbe lo fosse, e poi che importa la verità?

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