grammatica

Quel «dò» che stona tanto

Correggo un racconto e mi capita, in un contesto dal punto di vista grammaticale impeccabile, di trovare «dò», accentato, per la prima persona presente del verbo «dare» e mi dico “che strano…”.
Tempo fa un blogger usa su social, in sede di discussione pubblica, un «dò», accentato, e lo bacchetto rimandandolo alla Grammatica Italiana. Italiano comune e lingua letteratia (UTET, 2006) di Luca Serianni (con la collaborazione di Alberto Castelvecchi), la migliore, in cui leggiamo:

Superfluo invece l’accento […] su verbo (per distinguerlo dalla nota musicale; confusione molto improbabile).

Eppure, più volte persone di indubbia preparazione commettono quello che sembrerebbe essere un errore, o almeno tale è sempre stato considerato.
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«Sé stesso» vs. «se stesso» (e anche «vabbè» vs. «vabbe’»)

C’è lo strano caso di «sé stesso»/«se stesso»; e dico strano.

Il fatto è semplice:

«sé» è un pronome personale riflessivo che esige l’accento per non essere confuso con «se» congiunzione (“se vuoi, lo faremo”) e con «se» pronome atono (“se ne va”).

Poi scrivi «sé stesso» e te lo segnalano come errore.

Tu chiedi: “dov’è l’errore?”

Loro rispondono: “l’accento sul pronome non ci vuole!”

Tu chiedi ancora: “e perché?”

Loro rispondono ancora: “perché con l’aggiunta di «stesso» o «medesimo» non c’è più rischio di fare confusione; l’accento è pleonastico, poco elegante.”

E tu allora chiosi con un: “vabbè, non lo faccio più.” (ma sulla forma «vabbè» si apre un altro contenzioso, perché loro poi te lo segnalano come errore e tu chiedi “ma non si scrive «vabbè»?” e loro ti rispondono “no, si scrive «vabbe’», con l’apostrofo a sottolineare l’apocope sillabica!” e la questione tra un dubbio e l’altro rischia di non finire più: così ti arrendi, e fai male, perché in grammatica c’è sempre da imparare). (altro…)