Honoré de Balzac

Balzac e Burroughs: camminate, scrittori!

Su Zest – Letteratura sostenibile (10 novembre 2016) parlo del curioso rapporto tra scrittura e atto del camminare:

Balzac e Burroughs: camminate, scrittori!

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Edmond e Jules de Goncourt: memorie di vita letteraria

“La letteratura si è innalzata dal fatto alla causa, dalla cosa all’anima, dall’azione all’uomo, da Omero a Balzac.”
(p. 28)

“Il realismo nasce ed esplode nel momento in cui il dagherrotipo e la fotografia mostrano quanto l’arte differisca dal vero.”
(ibid.)

“In un libro gli autori devono comportarsi come la polizia: essere dappertutto e non mostrarsi mai.”
(p. 46)

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Sainte-Beuve, Balzac e l’autopsia morale

“Chi volesse dedicare un vero studio al celebre romanziere venuto a mancare in questi giorni, e la cui perdita improvvisa ha suscitato l’interesse universale, dovrebbe scrivere un’opera intera, ma credo che non sia ancora venuto il momento. Dovrebbe trattarsi di una specie di autopsia morale, ma sono indagini che non è possibile fare su una tomba ancora fresca, soprattutto quando colui che vi è disceso era pieno di forza, di fecondità, di avvenire, e sembrava ancora così pieno di opere e di giorni. Tutto ciò che si può e si deve fare in questi giorni, cioè nel momento in cui un uomo al colmo della fama è sorpreso dalla morte, è indicare brevemente, con qualche tratto incisivo, i meriti e le diverse qualità di cui era dotato, e il fascino potente e sottile con cui ha sedotto la sua epoca profondamente influenzandola. Tenterò di far questo rispetto a Balzac, con un sentimento libero da ricordi personali, e in quei confini dove solo la critica può avanzare qualche diritto.
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Troppe puttane! Troppo canottaggio! La scrittura è pazienza

C’erano una volta un maestro e un allievo. Il maestro era uno scrittore affermato, già autore di quelli che sarebbero stati canonizzati come classici dell’Ottocento; l’allievo era un aspirante scrittore, assai dedito allo sport e alle donne. Un giorno il maestro, in una lettera datata 15 agosto 1878, dilungandosi sull’etica del sacrificio cui deve sottoporsi chi decide di dedicarsi alla scrittura come mestiere, così si espresse:

Dovete, capite giovanotto, dovete lavorare di più. Comincio a sospettarvi di essere un po’ fannullone. Troppe puttane! Troppo canottaggio!
(pp. 73-4)
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