James Joyce

Il lettore di Finnegans Wake

Si narra che un tempo, in Italia, un lettore forte ma meno forte di quanto credesse si accinse a leggere la traduzione incompleta di Finnegans Wake di Joyce ignaro che fosse incompleta sicché, giunto alla fine che non era la fine, incapace di comprendere il disordine e l’incompletezza delle cose, abbandonò se stesso al fiume della vita. (altro…)

Annunci

L’uso dei particolari: da Barthes a Joyce

L’idea che ho io della scrittura come mestiere è che ogni parola o frase, ogni elemento della narrazione debba essere, secondo un ordine gerarchico, o necessario o utile o bello. Perché un racconto o un romanzo funzionino, l’insieme delle parti che lo compongono “devono” essere collocate nel posto giusto e nel modo giusto: la narrazione è architettura, costruzione di un edificio, di un parco, di una città, di un mondo. Ogni parte deve avere uno scopo, in linea con il complesso. Sembra di riproporre il funzionalismo in letteratura; in parte è così. Si deve sapere cosa si vuole raccontare, poi come raccontarlo in relazione al cosa: uscire dal legame “cosa-come” è il più delle volte causa di problemi, il superfluo è materiale pregiato che sanno manipolare in pochi. (altro…)

Emilio Cecchi: la letteratura americana e le conseguenze di una cattiva ricezione in Italia

Un poderoso incentivo a quell’incantagione e a quel fanatismo che dicevo sopra, fu l’illusione d’essersi finalmente imbattuti in una letteratura che non avesse a che fare con la letteratura, che non fosse viziata e minata di letteratura: una letteratura «barbara», o in certo qual modo primitiva; giacché il desiderio di una prisca ingenuità o almeno d’una bella rudezza barbarica, non è mai così intenso come in epoche di profonda stanchezza morale ed artistica. […]
Ma si sa che cosa valgono, in genere, cotesti miraggi antiletterari. (altro…)