lettori

Tips di scrittura: a luce accesa

Gli scrittori devono sapere che i lettori, spesso, leggono in orizzontale, a letto o altrove.
Ne scrivo su Zest – Letteratura sostenibile (8 dicembre 2016):

http://www.zestletteraturasostenibile.com/tips-di-scrittura-a-luce-accesa/

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L’autore è assolutamente superfluo. Shimada Masahiko

“Quello che amo dei romanzi è che giungono comunque a conclusione, a prescindere che li si scriva. Disseziono storie pensate da altri, poi conferisco loro un nesso logico, cambio i nomi e appongo la mia firma. L’autore è assolutamente superfluo. Il romanzo è nato come genere impuro, un cimitero in cui confluiscono le parole precipitate da vari telai: mitologia, dicerie, leggende, narrazioni. Il romanziere raccoglie quanto viene detto o scritto altrove e tumula il tutto in un’unica fossa. E già che c’è, ci si butta dentro pure lui lasciando fuori solo la testa come stele. Un autore è quindi tutt’al più una stele, meglio per lui che abbia un bel volto. (altro…)

Nabokov: la letteratura tra realtà e finzione

La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna: è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c’erano lupi dietro di lui. Non ha molta importanza che il poverino, per aver mentito troppo spesso, sia stato alla fine divorato da un lupo. L’importante è che tra il lupo del grande prato e il lupo della grande frottola c’è un magico intermediario: questo intermediario, questo prisma, è l’arte della letteratura.
La letteratura è invenzione. La finzione è finzione. (altro…)

Borges e la pagina perfetta

Lo stato indigente delle nostre lettere, la loro incapacità di attrarre, hanno dato luogo a una superstizione dello stile, a una distratta lettura di attenzioni parziali. Coloro che sono affetti da tale superstizione intendono per stile non l’efficacia o l’inefficacia di una pagina, bensì le abilità apparenti dello scrittore: i suoi paragoni, la sua acustica, gli episodi della sua punteggiatura e della sua sintassi. Sono indifferenti alla propria convinzione o alla propria emozione: cercano tecnicismi (la parola è di Miguel de Unamuno) che li informeranno se lo scritto ha il diritto o no di essere loro gradito. Hanno sentito dire che l’aggettivazione non deve essere banale e opineranno che è scritta male una pagina se non ci sono sorprese nella giuntura di aggettivi con sostantivi, anche se il suo scopo generale è raggiunto. Hanno sentito dire che la concisione è una virtù e considerano conciso chi si dilunga in dieci frasi brevi e non chi sa guidarne una lunga. […]
Cioè, costoro non badano all’efficacia del meccanismo, ma alla disposizione delle sue parti. (altro…)

Assaggi da Cioran. Five easy pieces + 1 su lettori, scrittori e libri

È un errore voler facilitare il compito del lettore. Non te ne sarà grato. Non gli piace comprendere, gli piace segnare il passo, sprofondare, gli piace essere punito. Donde il fascino degli autori confusi, donde la perennità della farragine.”
(p. 85)

“Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere un pericolo.
(p. 87)

“Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa.”
(p. 92)

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La letteratura rosa

“Il romanzo moderno nasce insieme al suo pubblico: un pubblico borghese, che ha cominciato a ridefinire la sfera dell’intimità, fisica e morale, costruendo, attraverso la privacy domestica e il senso del pudore, uno spazio che va difeso dallo sguardo indiscreto del mondo esterno. La violazione di questo segreto interno domestico, il racconto delle vicende private costituisce la materia privilegiata del romanzo settecentesco, che si diffonde in modo prodigioso proprio presso il pubblico femminile. Ma se la lettrice è spesso donna, lo scrittore è quasi sempre uomo. Il rapporto tra donne e romanzo è, inizialmente, a senso unico.
«Il romanzo — scrive Umberto Eco — nasce come merce per donne e domestiche, non dimentichiamolo. Il romanzo non lo ha mai dimenticato.»* (altro…)

Boris Vian. Lo scrittore deve produrre un’impressione fisica

“Diciamolo con franchezza. Si scrive per sé stessi, naturalmente, ma si scrive soprattutto per mettere in atto un temporaneo asservimento del lettore, al quale questi si presta sempre dal momento in cui apre il libro, e che è compito dell’autore portare a termine per mezzo della sua arte.
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