lettura

Leggere per essere felici. Giordano Tedoldi

«Ava o ardore. Lo dovrei leggere?».
«Questa domanda non l’ho mai capita. Non dico che sia del tutto insensata, ma che significa chiedere da un libro, un romanzo poi, se lo si deve leggere o no?».
«Perché ci sono libri che aumentano la felicità degli uomini. E tutto ciò che è connesso alla felicità in un certo senso è un dovere, anzi un obbligo. Se nella vita dobbiamo essere felici è così».
«La lettura di Ava o ardore mi ha resa molto felice, ma a te potrebbe fare tutto un altro effetto».

[Giordano Tedoldi, I segnalati, Roma, Fazi, 2013, p. 279]

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L’editore ideale. Tommaso Pincio

“Dal giornale non commentarono. Si udì tuttavia una specie di verso, qualcosa di vicino a un sogghigno. Quel direttore editoriale andava famoso per essere un grande comunicatore. (altro…)

Nabokov: la letteratura tra realtà e finzione

La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna: è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c’erano lupi dietro di lui. Non ha molta importanza che il poverino, per aver mentito troppo spesso, sia stato alla fine divorato da un lupo. L’importante è che tra il lupo del grande prato e il lupo della grande frottola c’è un magico intermediario: questo intermediario, questo prisma, è l’arte della letteratura.
La letteratura è invenzione. La finzione è finzione. (altro…)

La letteratura rosa

“Il romanzo moderno nasce insieme al suo pubblico: un pubblico borghese, che ha cominciato a ridefinire la sfera dell’intimità, fisica e morale, costruendo, attraverso la privacy domestica e il senso del pudore, uno spazio che va difeso dallo sguardo indiscreto del mondo esterno. La violazione di questo segreto interno domestico, il racconto delle vicende private costituisce la materia privilegiata del romanzo settecentesco, che si diffonde in modo prodigioso proprio presso il pubblico femminile. Ma se la lettrice è spesso donna, lo scrittore è quasi sempre uomo. Il rapporto tra donne e romanzo è, inizialmente, a senso unico.
«Il romanzo — scrive Umberto Eco — nasce come merce per donne e domestiche, non dimentichiamolo. Il romanzo non lo ha mai dimenticato.»* (altro…)

Essere o non essere John McEnroe

Essere o non essere John McEnroe è un problema serio. Non si tratta di tennis. Cioè. Il tennis è importante perché è campo di battaglia di individui, soli, l’uno contro l’altro. Che si perda o si vinca, sul rettangolo verde l’espressione dell’emozione va da sé a sé, mica come nel calcio che uno segna e dieci compagni gli si scagliano addosso e magari pure altri dieci e più dalla panchina e il gol è per la squadra e a vincere è la squadra e a perdere e pareggiare è sempre la squadra. (altro…)