libri

Leggere per essere felici. Giordano Tedoldi

«Ava o ardore. Lo dovrei leggere?».
«Questa domanda non l’ho mai capita. Non dico che sia del tutto insensata, ma che significa chiedere da un libro, un romanzo poi, se lo si deve leggere o no?».
«Perché ci sono libri che aumentano la felicità degli uomini. E tutto ciò che è connesso alla felicità in un certo senso è un dovere, anzi un obbligo. Se nella vita dobbiamo essere felici è così».
«La lettura di Ava o ardore mi ha resa molto felice, ma a te potrebbe fare tutto un altro effetto».

[Giordano Tedoldi, I segnalati, Roma, Fazi, 2013, p. 279]

Edmond e Jules de Goncourt: memorie di vita letteraria

“La letteratura si è innalzata dal fatto alla causa, dalla cosa all’anima, dall’azione all’uomo, da Omero a Balzac.”
(p. 28)

“Il realismo nasce ed esplode nel momento in cui il dagherrotipo e la fotografia mostrano quanto l’arte differisca dal vero.”
(ibid.)

“In un libro gli autori devono comportarsi come la polizia: essere dappertutto e non mostrarsi mai.”
(p. 46)

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Assaggi da Marguerite Yourcenar. Five easy pieces + 2 intorno a “Memorie di Adriano”

“Questo libro è stato concepito, poi scritto, tutto o in parte, sotto diverse forme, tra il 1924 e il 1929, tra i miei venti e venticinque anni. Quei manoscritti sono stati tutti distrutti. Meritavano di esserlo.”
(p. 281)

“Prendere un’esistenza nota, compiuta, definita — per quanto possano mai esserlo — dalla Storia, in modo da abbracciarne con un solo sguardo l’intera traiettoria; anzi, meglio, cogliere il momento in cui l’uomo che ha vissuto questa esistenza la pesa, la esamina, e, per un istante, è in grado di giudicarla; fare in modo che egli si trovi di fronte alla propria vita nella stessa posizione di noi.”
(p. 282)

“Comunque, ero troppo giovane. Ci sono libri che non si dovrebbero osare se non dopo i quarant’anni. Prima di questa età, si rischia di sottovalutare l’esistenza delle grandi frontiere naturali che separano, da persona a persona, da secolo a secolo, l’infinita varietà degli esseri o, al contrario, di attribuire un’importanza eccessiva alle semplici divisioni amministrative, agli uffici di dogana, alle garritte delle sentinelle in armi. Mi ci sono voluti questi anni per calcolare esattamente la distanza tra l’imperatore e me.”
(pp. 282-83)
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Assaggi da Cioran. Five easy pieces + 1 su lettori, scrittori e libri

È un errore voler facilitare il compito del lettore. Non te ne sarà grato. Non gli piace comprendere, gli piace segnare il passo, sprofondare, gli piace essere punito. Donde il fascino degli autori confusi, donde la perennità della farragine.”
(p. 85)

“Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere un pericolo.
(p. 87)

“Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosa.”
(p. 92)

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Perché rileggere. Da Maurice Sachs

Sachs (Parigi, 1906 — Germania, 1945) fu scrittore ma anche truffatore-ladro-spia-collaborazionista.
Lo chiamavano “Maurice la tante”, e tanto fu l’odio e il disprezzo nei suoi confronti che secondo qualcuno sarebbe stato vittima di un linciaggio nel carcere di Fuhlsbütteln e poi dato in pasto ai cani.
In realtà perì in una maniera meno eroica.

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