linguistica

Michel Foucault: che cos’è un autore

“Del tema che sceglierei come punto di partenza trovo la formulazione in Beckett: ‘Che importa chi parla, qualcuno ha detto, che importa chi parla.’ È in questa indifferenza, penso, che bisogna riconoscere uno dei principi etici fondamentali della scrittura contemporanea. Dico ‘etico’ perché questa indifferenza non è tanto un tratto che caratterizza la maniera di parlare o di scrivere, quanto piuttosto una sorta di regola immanente, sempre ripresa e mai applicata del tutto, un principio che non segna la scrittura come risultato, ma che la domina come prassi. […]
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Esperanto, una lingua universale (da “Europeana” di Patrik Ouředník)

Il bisogno di una lingua nuova era stato avvertito in modo pressante da quando il mondo industriale aveva stravolto i valori religiosi e sociali tradizionali e certuni hanno proposto di inventare una lingua universale e dicevano che nel momento in cui tutti avessero parlato la stessa lingua la pace avrebbe regnato nel mondo e allora inventavano lingue di questo genere. […] (altro…)

Pantagruelico

Aggettivo di derivazione francese («pantagruélique», 1552, Rabelais, da Pantagruel, protagonista dalla fame e dalla sete spropositata di Gargantua et Pantagruel di François Rabelais), «pantagruelico» non a caso in Italia è attestato il 24-25 dicembre 1893, nel giornale «Il piccolo della sera». Con questo lemma, infatti, si indicano pranzo o appetito enormi (propriamente: ‘degno di Pantagruel’; da Manlio Cortellazzo, Paolo Zolli, DELI. Dizionario Etimologico Della Lingua Italiana, edizione minore, Zanichelli, 2004), e il cenone della vigilia di Natale è quanto di più pantagruelico tradizionalmente ci concediamo a tavola.

Vi auguro una vigilia dai tratti pantagruelici e riporto qui, per l’occasione, un capitolo dal libro quinto di Gargantua e Pantagruele dell’iperbolico Rabelais.

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Radical Chic

Certe parole o espressioni, per chi si sollazza nel baluginante mondo dei libri, è bene conoscerle. Le si sente ovunque, inevitabilmente ci si scontra, e allora esse andrebbero riportate, con tanto di schemi e rimandi ipertestuali, in un ipotetico manuale di autodifesa contro i molteplici e nemmeno troppo sorprendenti vezzi dell’intelligencija.

Radical Chic è espressione di quelle che nell’abuso si logorano, perdono la loro possanza semantica, rischiano lo svuotamento — desemantizzazione o sovrasaturazione semantica, si dice —, ma ancora oggi essa significa, si usa, dice, o meglio, “etichetta”. Sempre meno forte, eppur resiste. (altro…)