Marcel Proust

Tutto ciò favorisce una scrittura di pessima qualità

Su Zest – Letteratura sostenibile ho scritto (20 ottobre 2016) del fatto che se non si è Proust è meglio non scrivere di sé.

Tutto ciò favorisce una scrittura di pessima qualità

Michel Foucault: che cos’è un autore

“Del tema che sceglierei come punto di partenza trovo la formulazione in Beckett: ‘Che importa chi parla, qualcuno ha detto, che importa chi parla.’ È in questa indifferenza, penso, che bisogna riconoscere uno dei principi etici fondamentali della scrittura contemporanea. Dico ‘etico’ perché questa indifferenza non è tanto un tratto che caratterizza la maniera di parlare o di scrivere, quanto piuttosto una sorta di regola immanente, sempre ripresa e mai applicata del tutto, un principio che non segna la scrittura come risultato, ma che la domina come prassi. […]
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Céline: elogio alla brevità

“La storia letteraria francese è una storia di continue persecuzioni, i pretesti non mancano mai. — Non conosco Camus, non l’ho mai letto ma conosco le opere di Sartre — Tutto sommato sono dei naturalisti modernizzati, freudizzati, perché no? degli Zola più intelligenti — Tutte cose perfettamente in linea con la tradizione francese — Cosa abbiano preso da me, non lo so proprio — e neppure per quanto riguarda Miller — Credo di essere innanzi tutto uno stilista — (altro…)

Il talento. Proust

“Le belle cose che scriveremo, se ne abbiamo il dono, sono in noi indistinte, come il ricordo d’un aria che ci incanti senza che riusciamo a ritrovarne il tracciato, a canticchiarla, e nemmeno a darne un disegno quantitativo, a dire se ci sono pause o serie di note rapide. Coloro che sono ossessionati da questo ricordo confuso di verità che non hanno mai conosciute sono uomini intellettualmente dotati. Ma, se si appagano di dire che odono un’aria deliziosa, essi nulla indicano agli altri, non hanno talento. Il talento è come una sorta di memoria capace di permetter loro di finire col ravvicinare a sé quella musica indistinta, di sentirla con chiarezza, di annotarla, di riprodurla, di cantarla. (altro…)

Troppe puttane! Troppo canottaggio! La scrittura è pazienza

C’erano una volta un maestro e un allievo. Il maestro era uno scrittore affermato, già autore di quelli che sarebbero stati canonizzati come classici dell’Ottocento; l’allievo era un aspirante scrittore, assai dedito allo sport e alle donne. Un giorno il maestro, in una lettera datata 15 agosto 1878, dilungandosi sull’etica del sacrificio cui deve sottoporsi chi decide di dedicarsi alla scrittura come mestiere, così si espresse:

Dovete, capite giovanotto, dovete lavorare di più. Comincio a sospettarvi di essere un po’ fannullone. Troppe puttane! Troppo canottaggio!
(pp. 73-4)
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