musica

Lo stile. La lezione di Tommi Musturi, fumettista

Le cose della letteratura non sono solo nel campo della letteratura. Oltrepassare il campo della letteratura e esplorare altri campi permette un ritorno al campo della letteratura con qualcosa o molto in più. Così non deve sorprendere che si possano dire cose sullo stile in letteratura riprendendo cose sullo stile nell’arte in generale e nel fumetto in particolare. Si consiglia di leggere e meditare il testo di Tommi Musturi (1975), fumettista finlandese, dal titolo La prigione dello stile [e un piano per evadere]. Riflessioni sullo stile e sul suo significato, contenuto in Cosmografie. Racconti scelti (traduzione di Irene Sorrentino, Fortepressa, 2018). (altro…)

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Glenn Gould o del genio. Thomas Bernhard

“Probabilmente, se non avessi conosciuto Glenn Gould, non avrei abbandonato il pianoforte e sarei diventato un virtuoso del pianoforte. Forse addirittura uno dei migliori virtuosi del mondo, pensai nella locanda. Se incontriamo il primo di tutti, dobbiamo rinunciare, pensai.
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Imitatio. Letteratura e musica

Ieri Napoli era prima calda e poi fredda.

Prima andai a un concerto al Domus Art, di fronte al Monastero di Santa Chiara, sì, quello della canzone.
C’era Max Collini (Offlaga Disco Pax) con Jukka Reverberi.

Jukka lo avevo ascoltato nel 2008: i Giardini di Mirò suonarono a Fuorigrotta e pochi, incolpevoli, li ascoltarono. Tra questi io. Avevo vinto un biglietto quando vincevo i biglietti perché sul web se sapevi scrivere ed eri fortunato vincevi i biglietti dei concerti. Ne vinsi almeno un altro, non ricordo quale.
Nel 2008 ero ancora uno studente. La mia ragazza mi fece ascoltare una canzone di questo gruppo per me nuovo, gli Offlaga Disco Pax, e mentre la ascoltavo mi piaceva e ci divertivamo perché noi della nuova sinistra disimpegnata cresciuta nel riflusso mai tesserata e che a stento ricordavamo cosa fosse una festa dell’unità, noi, io e la mia ragazza, di tanta ortodossia ridevamo.
Eravamo giovani, carini e ci piaceva tanto la musica.
In macchina lei rideva anche quando imponevo il ‘compagno Guccini’, e lo cantavo con la mia voce stonata, anzi lo urlavo, e lei fingeva di arrabbiarsi. Ascoltavamo La locomotiva.

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