Napoli

Salvatore Di Giacomo. Horror

Da oggi è possibile sfogliare o scaricare gratuitamente, dal portale della casa editrice digitale Urban Apnea Edizioni, due testi brevi di Salvatore Di Giacomo, noto ai più per Assunta Spina e per alcuni classici della canzone napoletana.

I testi (Autobiografia e La fine di Barth) sono stati riadattati a un contesto linguistico contemporaneo da Antonio Russo De Vivo.

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Imitatio. Letteratura e musica

Ieri Napoli era prima calda e poi fredda.

Prima andai a un concerto al Domus Art, di fronte al Monastero di Santa Chiara, sì, quello della canzone.
C’era Max Collini (Offlaga Disco Pax) con Jukka Reverberi.

Jukka lo avevo ascoltato nel 2008: i Giardini di Mirò suonarono a Fuorigrotta e pochi, incolpevoli, li ascoltarono. Tra questi io. Avevo vinto un biglietto quando vincevo i biglietti perché sul web se sapevi scrivere ed eri fortunato vincevi i biglietti dei concerti. Ne vinsi almeno un altro, non ricordo quale.
Nel 2008 ero ancora uno studente. La mia ragazza mi fece ascoltare una canzone di questo gruppo per me nuovo, gli Offlaga Disco Pax, e mentre la ascoltavo mi piaceva e ci divertivamo perché noi della nuova sinistra disimpegnata cresciuta nel riflusso mai tesserata e che a stento ricordavamo cosa fosse una festa dell’unità, noi, io e la mia ragazza, di tanta ortodossia ridevamo.
Eravamo giovani, carini e ci piaceva tanto la musica.
In macchina lei rideva anche quando imponevo il ‘compagno Guccini’, e lo cantavo con la mia voce stonata, anzi lo urlavo, e lei fingeva di arrabbiarsi. Ascoltavamo La locomotiva.

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Il cerusico

“Il signor Giambattista Vico egli è nato in Napoli l’anno 1670 da onesti parenti, i quali lasciarono assai buona fama di sé. Il padre fu di umore allegro, la madre di tempra assai malinconica; e così entrambi concorsero alla naturalezza di questo lor figliuolo. Imperciocché, fanciullo, egli fu spiritosissimo e impaziente di riposo; (altro…)

Luigi Incoronato: la ragione, il silenzio, il suicidio

“Come tutte le mostruosità, Napoli non aveva alcun effetto su persone scarsamente umane, e i suoi smisurati incanti non potevano lasciare traccia su un cuore freddo” (p. 170).
Così dice Anna Maria Ortese ne Il silenzio della ragione, uno dei racconti de Il mare non bagna Napoli (1953). Si parla degli intellettuali napoletani in questo racconto, della generazione di Compagnone, Domenico Rea, La Capria, Prunas, Prisco. Non si parla di Luigi Incoronato, lo si nomina solo. Era ancora vivo allora. Poi nel 1998 è stato pubblicato Napolitan graffiti di La Capria, altro libro su quella generazione, e ancora non si parla di Incoronato, che intanto è morto, da anni.
Il cuore di Incoronato doveva essere troppo caldo.

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Napoli-Nashville

«Neomelodico» è innanzitutto una parola.

Trovato il lemma sul «Grande Dizionario Italiano» di Aldo Gabrielli, edito dalla Hoepli, ci si imbatte in questa definizione:

 

neo-melodico

[ne-o-me-lò-di-co]

A agg. (pl. m. -ci; f. -ca, pl. -che)

MUS Che si ispira in chiave moderna alla canzone melodica di tradizione italiana, spec. napoletana.

( http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/neo-melodico.aspx?idD=1&Query=neo-melodico )

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Malacqua di Nicola Pugliese: di eros, pioggia e morte

Il critico Silvio Perrella, nell’introduzione a Mistero napoletano di Ermanno Rea (Einaudi, 2002), al cospetto dell’ennesima pioggia narrata, ci pone dinanzi a un’evidenza che non possiamo più ignorare: «Dicono che a Napoli, a dispetto dei luoghi comuni, piova più che altrove. La letteratura ne è testimone. Quanto piove dentro i libri dei napoletani! Da i Tre operai di Carlo Bernari a L’amore molesto di Elena Ferrante, passando per Malacqua di Nicola Pugliese, è un diluvio». Eppure Pugliese, in Malacqua (Einaudi, 1977), dove la pioggia è protagonista assoluta e tiene la scena dalla prima all’ultima pagina, non lo smentisce quel luogo comune:

«La conoscevano bene, loro, la pioggia di Napoli, che non cade mai e quasi mai, ma che quando cade poi non la smette più.» (pp. 97-8)

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